Autoefficacia percepita. Cos’è e a cosa serve?

Da qualche tempo si è fortunatamente iniziato a parlare anche in Italia di autoefficacia percepita, facendo storcere il naso a tutti i fautori dell’autostima e delle strategie sulla crescita personale.

L’introduzione di questa nuova parola potrebbe far nascere il dubbio che sia un’altra moda all’americana, basata su qualche nuovo metodo new age per ottenere un miglioramento delle proprie capacità personali, senza una vera e reale efficacia.

In realtà, l’autoefficacia è un concetto scientifico, basato su ricerche accademiche, che riguarda la competenza più diffusa tra le persone di successo, ed è necessario tanto impegno per comprenderla veramente e applicare le sue tecniche.

Ecco cosa scoprirai leggendo l’intero articolo:

  1. Che cosa è l’autoefficacia percepita e quali sono le soluzioni per il tuo lavoro.
  2. Da chi è stata teorizzata e definita e quali sono le applicazioni dell’autoefficacia percepita.
  3. Quali sono le caratteristiche delle persone con alta autoefficacia.
  4. Perché ti serve lavorare sull’autoefficacia.
  5. Quali sono le risorse oggi disponibili per migliorare la propria autoefficacia.

 

1.  Che cosa è l’autoefficacia percepita e quali sono le                    soluzioni per il tuo lavoro

L’autoefficacia percepita è un costrutto scientifico basato su ricerche accademiche che spiegano la capacità delle persone di ottenere risultati predeterminati.

L’autoefficacia, o self-efficacy in inglese, è stata definita dal suo maggior ricercatore come “l’insieme delle convinzioni di essere capace di affrontare con successo delle attività specifiche”.

Questo concetto, in altre parole, consiste nella “sensazione di potere”, cioè quella serie di sensazioni che ti permettono di svolgere in maniera positiva una o più attività.

A titolo di esempio, possiamo ipotizzare di avere di fronte due amici, che chiameremo Marco e Alessandro, che hanno la stessa età (30 anni), sesso (sono uomini entrambi), caratteristiche sociali (liberi professionisti) e cultura (laureati). Entrambi devono affrontare un ostacolo lavorativo (migliorare la comunicazione e le relazioni con i propri clienti).

Marco ha troppa paura di fallire e non raggiungerà i propri obiettivi, perché sin dall’inizio pensa di non possedere le competenze adeguate. Alessandro, invece, ha maggiore fiducia nelle sue capacità e affronta la sfida con determinazione.

I processi mentali dei due amici fanno sì che Alessandro abbia molte più possibilità di riuscire a realizzare il proprio progetto lavorativo, perché con maggiori aspirazioni e più disposto ad agire; mentre Marco passerà il tempo a indugiare sulla motivazione per la quale non potrà mai farcela, quindi sulle proprie emozioni negative, e non riuscirà a creare nessuna relazione con i propri clienti.

Attenzione però, voglio precisare una cosa: il fatto che Alessandro ritenga di possedere le necessarie abilità per farcela, attraverso l’autoregolazione del proprio stato emotivo, non gli assicura automaticamente il successo immediato, se non metterà in atto una corretta strategia. Ciò lo pone, però, in una condizione di essere proattivo, con la mente più aperta per apprendere dai propri errori, più risoluto nell’azione, persistente nel tempo e con una maggiore consapevolezza dei propri mezzi

Ecco perché Alessandro ha maggiori opportunità di riuscire rispetto a Marco, e questo al di là delle qualità personali di entrambi e delle loro performance lavorative.

2.  Da chi è stata teorizzata e definita e quali sono le                      applicazioni dell’Autoefficacia percepita?

Il teorizzatore, ricercatore e massima autorità nello studio dell’autoefficacia è il prof. Albert Bandura, padre dell’analisi e della psicologia socio cognitiva, professore alla Standford University, con 13 lauree honoris causae. È l’ex presidente dell’American Psychological Association e vincitore di numerosi riconoscimenti e premi durante l’intero arco della sua carriera, come il William James Award (da parte dell’Association For Psycological Science), il Distinguished Scientifical Contribusions Award e il premio E.L.Thorndile (Amercan Psycological Association).

Da nominare anche la medaglia d’oro alla scienza, rilasciatagli dall’allora in carica Presidente Barack Obama (nel maggio 2016) come premio per il contributo che la sua ricerca sull’autoefficacia ha avuto sulla prevenzione dell’HIV nella società americana.

Il pensiero del prof. Bandura è molto noto nel mondo accademico, soprattutto per le sue teorie socio cognitive. È stato lui ad aver introdotto per primo il concetto di “modellamento” (apprendimento delle persone tramite copia degli atteggiamenti altrui). A tal proposito, famoso l’esperimento definito “Bambola Bobo”, in cui si mostrava a dei bambini un adulto dominante che maltrattava una bambola. Una volta che il bambino era lasciato solo, si comportava nello stesso modo violento dell’adulto (prendendolo, quindi, a “modello”).

Le applicazioni dell’autoefficacia riguardano tutte le sfere in cui l’uomo può agire in maniera proattiva: cioè comportandosi come causa degli eventi, invece che come passivo effetto di ciò che gli accade.

A oggi, sono state fatte ricerche importanti sull’autoefficacia nella gestione dello stress, nella politica, nell’apprendimento sociale, nella leadership, nella gestione dello stress post-traumatico e addirittura nella gestione del dolore in pazienti terminali.

3. Quali sono le caratteristiche delle persone con alta autoefficacia?

Le caratteristiche delle persone con alta autoefficacia sono state riassunte in un unico aggettivo dal prof. Bandura con il termine agentività.

L’agentività umana è la facoltà di far accadere le cose, di intervenire sulla realtà, di esercitare un potere causale[1].

In particolare, le persone con alta autoefficacia:

1.   Accettano le difficoltà come sfide da superare
2.  Sono entusiaste della vita
3.  Imparano velocemente dalle loro esperienze
4.  Se cadono si rialzano, senza indulgere troppo sui loro errori
5.  Sono pienamente responsabili. LOC interno: Locus of control interno
6.  Affrontano i problemi con slancio
7.   Sono creative nelle soluzioni
8.  Sono persistenti
9.  Sopravvalutano il livello delle loro reali attuali capacità

Le persone con bassa autoefficacia:

1.  Fuggono le sfide, vedendole come delle minacce
2.  Sono facilmente preda di stress, depressione e vulnerabilità
3.  Imparano con difficoltà
4.  Indugiano sui fallimenti
5.  Sono irresponsabili: LOC esterno
6.  Non affrontano i problemi
7.  Non cercano le soluzioni
8.  Mollano facilmente, confermando le loro ipotesi e la percezione che hanno delle cose
9.  La valutazione delle loro reali capacità attuali è molto realistica

4. Perché ti serve lavorare sull’autoefficacia

Essere convinti di riuscire, saper gestire lo stress, avere alte capacità di apprendimento e di perseveranza sono caratteristiche importanti all’interno del contesto lavorativo di oggi, caratterizzato da incertezze, cambi repentini e scenari futuri poco prevedibili.

Chi affronta il mondo del lavoro dovrebbe impegnarsi per essere maggiormente efficace, aumentare le proprie prestazioni lavorative e rimediare a tutte le problematiche che invece lo stanno indebolendo. Insomma, per utilizzare un termine americano, l’autoefficacia serve anche come Problem Solving (risoluzione dei problemi).

5.  Quali sono le risorse oggi disponibili per migliorare la propria autoefficacia?

Negli ultimi anni è molto cresciuta la discussione sull’autoefficacia, ed esistono numerosi testi sull’argomento, per lo più accademici.

I più importanti sono :

  • Autoefficacia. Teoria ed applicazioni. A. Bandura – Erickson
  • Il senso di Autoefficacia. Aspettative sul senso di sé ed azione. A cura di A.Bandura –Erickson

Nel maggio del 2015 ho anche io pubblicato il mio primo libro che, ispirandosi all’autoefficacia e seguendo i dettami proposti dal prof. Bandura, è un vero e proprio metodo step-by-step per eliminare, valutare e gestire i fattori che limitano l’autoefficacia e aumentarla.

Il libro è intitolato “INARRESTABILE. LA VIA DELL’AUTOEFFICACIA VERSO IL TUO SVILUPPO PERSONALE”.

Ho anche realizzato un training formativo, in cui ho mostrato tutti gli esercizi e le soluzioni adatte ad amplificare la propria autoefficacia e, di conseguenza, anche il proprio benessere personale e la propria serenità emotiva.

Il percorso formativo è sotto forma di formazione online ed è accessibile tramite questo link.

Mi auguro che dopo questo articolo, avrai compreso l’importanza di questo percorso e di come il tuo comportamento e il tuo atteggiamento possano avere sempre dei risvolti positivi (o negativi) anche nell’efficacia delle tue prestazioni lavorative.

Mi raccomando, lascia un commento sotto questo articolo e fammi sapere cosa ne pensi.

[1] (Cit. “AUTOEFFICACIA. Teoria ed Applicazioni” – Erikson editore)