COACHING IN AZIENDA - Perché e come intraprendere questo cammino

Abbiamo già parlato nei precedenti articoli delle specializzazioni che un coach potrebbe prediligere, nel caso volesse ampliare il proprio bagaglio di conoscenze e competenze.

Ci soffermeremo questa volta sulla figura del Business Coach, professionista che non può prescindere dalle competenze di life ed executive coaching, essendo quello per azienda un intervento olistico oltre che di rilevanza strategico-operativa.

PERCHE' LE AZIENDE POTREBBERO TRARRE VANTAGGI DALLA COLLABORAZIONE CON UN BUSINESS COACH?

Il coaching nasce in ambito sportivo, per poi trovare nel settore finanziario opportunità di sviluppo su tematiche e attività di tipo business, affiancando imprenditori, manager e figure gestionali per supportare le aziende al raggiungimento di obiettivi corporate.

Il coaching aziendale era inizialmente un privilegio, una scelta tipicamente adottata da grandi organizzazioni.

Oggi le cose stanno cambiando.

La consapevolezza dei benefit portati alla realtà aziendale dalla collaborazione con un business coach è ora condivisa anche da PMI, che per restare all’interno di scenari competitivi sempre più dinamici necessitano di iniziative di change management dedicate a collaboratori e processi di tutti i livelli.

Questa esigenza ha portato le attività a ricorrere alla consulenza di un esperto, che si occupi di analizzare specifici contesti lavorativi. Così verrà innescato un cambiamento positivo orientato alla crescita, attraverso un piano strategico ad hoc, con l'obiettivo di migliorare nella pratica la dimensione lavorativa, sia da un punto di vista economico (aumentando il profitto) che personale (aumentando performance, benessere lavorativo e diminuzione stress).

In sintesi il coach si occuperà di:

•    valutare creativamente nuove soluzioni: grazie a tecniche come il brainstorming, ma anche grazie alla sua cognizione in tema di management;

•    potenziare la leadership (attraverso lo sviluppo di tecniche di comunicazione efficaci) di gestione e organizzazione delle risorse;

•    costruire un piano marketing: con l'abile utilizzo di strumenti che possano cavalcare l'onda del mercato;

•    superamento di limiti apparentemente invalicabili: l'abilità del coach sarà di affrontare ostacoli interni ed esterni e trasformare in risorse i limiti non risolvibili nel concreto.

COME SCEGLIERE UN BUSINESS COACH?

I motori di ricerca sono un mezzo efficace per entrare in contatto con coach professionisti, che si pubblicizzano principalmente sul web. E' bene comunque fare attenzione, in quanto non di rado, si può incappare in persone poco preparate. E tenere a mente queste semplici coordinate:

•    DIFFIDARE DA CHI PROPONE UNA SOLUZIONE "TUTTO E SUBITO": un cambiamento efficace è possibile solo per mezzo di un processo che richiede tempo e impegno.

•    REALE ESPERIENZA IN AZIENDA: non importa se il coach non abbia avuto esperienza nello stesso settore del cliente, l’importante è che abbia avuto almeno una precedente esperienza in un'azienda, da cui avrà appreso dinamiche e ruoli tipici.

•    CONTATTO DIRETTO: un buon indizio per riconoscere un coach professionista, è che cerchi un contatto diretto con il cliente, vis-à-vis. Il rapporto rappresenta un elemento fondamentale: infatti, da una parte aumenta la fiducia tra le due parti (coach e coachee), dall'altra permette al coach di farsi un'idea più globale sui fattori su cui intervenire. Il coach dovrà comunque mantenere un atteggiamento professionale, avendo riguardo delle giuste distanze, rispettando privacy e vita privata del committente.

Talvolta comunque, qualora fosse l'unica soluzione, non è esclusa la consulenza telefonica.

DOVE SI INIZIA?

Dopo un'attenta valutazione del coach a cui affidarsi, sarà egli stesso a scandire gli step da percorrere insieme, tenendo sempre conto delle esigenze individuali del coachee. La parola chiave nella costruzione di un percorso è FLESSIBILITA'. Può suonare antitetico, ma un buon coach deve saper tenere a mente le tappe da rispettare, adattandosi ai tempi e i modi del cliente e motivandolo contemporaneamente a sviluppare al massimo il suo potenziale.

La personalizzazione e il monitoraggio continuo è proprio quello che distingue un coaching aziendale da un semplice corso di formazione, che mira appunto all'indottrinamento.

1.     STEP ANALISI DELLA DOMANDA E DEFINIZIONE DEGLI OBIETTIVI: possiamo dire che il coach professionista ha un ruolo di facilitatore, che con tecniche di indagine (come clean question e metamodello) cerca di far chiarezza nel committente, innescando un focus su di lui.

In questo modo è possibile mettere nero su bianco

- i suoi bisogni,

- quali risultati vuole ottenere e quali sono davvero importanti per lui

- le risorse da valorizzare e le interferenze su cui lavorare

Una volta tracciate queste coordinate, sarà possibile individuare gli obiettivi da raggiungere (prima generali e poi specifici) e le relative metriche per monitorare i risultati.

Questa fase è molto importante anche per l'instaurazione di un buon rapporto di fiducia, essenziale per aumentare la motivazione, la compliance e fortificare il clima di collaborazione tra le due parti.

2.     STEP DEFINIZIONE DELLE STRATEGIE

A questo punto il coach potrà ritagliare su misura un piano strategico congruente con gli obiettivi aziendali, di complessità crescenti che conducano a risultati progressivi. Questo metodo permette di consolidare i cambiamenti e attuare un'evoluzione sostenibile da parte del coachee.

3.     STEP MONITORAGGIO

Questa è fase più impegnativa, in cui il coach si troverà a fronteggiare le difficoltà del coachee, per il quale dovrà essere di supporto, comprendendo gli ostacoli che lo inibiscono al raggiungimento degli obiettivi e organizzando un piano per arginarli.

Verranno di volta in volta valutate e riassestate strategie impostate inizialmente, motivando comunque il coachee a dare il massimo.

4.     STEP VERIFICA DEI RISULTATI

A questo punto il committente darà un feedback sugli effetti dei cambiamenti apportati e sui reali risultati raggiunti. Oltre ai risultati materiali, valutabili tramite metriche pattuite inizialmente con il coach, potranno essere evidenti cambiamenti personali, indici di un esito positivo del percorso compiuto, come l'esperienza di un aumento del senso di autoefficacia, di chiarezza e la diminuzione dello stress da lavoro correlato.

QUANTO TEMPO DURA?

La durata è altamente variabile e strettamente dipendente dal caso in questione. All'incirca è possibile fissare il range di intervento trai 3 ai 12 mesi, con cadenza costante, pattuita insieme al cliente. Anche se abbiamo detto che l'obiettivo del coach è quello di rendere il coachee indipendente, lo stesso può chiedere un vero e proprio project cycle, cioè un approccio di continous improvement, che si estende nell'arco di anni.

COSA NON DEVE FARE UN COACH

È facile cadere nella trappola dell'ego, ma un bravo coach non dovrà porsi con presunzione, cercando di dar voce alle proprie idee e le proprie inclinazioni. Un bravo coach deve essere un fedele riproduttore dei valori del cliente, amplificandone semplicemente le caratteristiche, dandogli voce e aiutando a realizzarli.

E' POSSIBILE AFFIANCARE UN BUSINESS COACH AD UN TEAM?

Quando il coach viene chiamato ad affiancare una squadra e non un singolo, le cose cambiano leggermente: la destrezza del coach sarà quella di canalizzare diversi bisogni, risorse e limiti verso un unico obiettivo comune, armonizzando i tempi dei membri e puntando a un empowerment del lavoro di gruppo. In questo, la gestione delle relazioni tra i membri sarà lo strumento principale di cui il coach si servirà durante il training.

In questo articolo abbiamo concentrato la nostra attenzione sul lavoro che deve condurre un buon business coach, sul perché e come un'impresa può intraprendere questo percorso. È comunque bene sottolineare quanto sia importante che il coachee che scelga di intraprendere questo percorso, abbia già con un buon livello di consapevolezza e che sia predisposto al cambiamento. Il coach dispone di alcuni strumenti che facilitano questi elementi, ma non sono sufficienti se il cliente si oppone al cambiamento di abitudini inadeguate consolidate.