Cos’è il Coaching aziendale? Domande frequenti

In questo periodo mi sono arrivate numerose domande sul Coaching aziendale:

  • cos’è?
  • di cosa si tratta?
  • quali benefici può portare?
  • che differenze ci sono con un corso motivazionale?

Ho deciso di rispondere, quindi, non singolarmente, ma scrivendo un articolo che cercasse di racchiude tutte le domande frequenti. Buona lettura.

1.    Perché il coaching si sta sviluppando così velocemente?

Negli ultimi anni il coaching si sta sviluppando molto velocemente.
Il motivo principale è da ricercarsi nell’efficacia di questo metodo.

Infatti, uno studio dell’International Personnel Management Association ha messo in evidenza quanto siano diversi la formazione e il coaching in merito al miglioramento di alcuni parametri quantitativi e qualitativi.

In particolare nell’articolo si mostrava un miglioramento della produttività dell’88% nelle persone che seguivano un percorso di coaching, mentre, in chi partecipava alla formazione, il miglioramento era soltanto del 22%.

Le motivazioni di tali performance sono varie.

Innanzitutto, il coaching è un’attività volta ai risultati: questo vuol dire che lo scopo di un programma di coaching è aiutare il cliente a raggiungere i suoi obiettivi, a differenza della formazione, che ha come scopo soltanto l’indottrinamento.

2.    Quali sono gli input che vengono dati durante una sessione di          coaching?

Durante le sessioni di coaching, gli input che sono dati ai clienti sono di diversa natura.

Di solito, il coach professionista guida alla comprensione delle attività da compiere, attraverso una serie di domande che aiutino la consapevolezza del cliente e assicurino un forte impegno nei confronti delle attività da svolgere.

In secondo luogo, il coach usa spesso un approccio elogiativo, rinforzando i progressi che il cliente ottiene durante il suo percorso e consolidandone così l’esperienza positiva.

Le domande, così come il colloquio che ne emerge, hanno come obiettivo la definizione di un piano d’azione operativo e pratico.

3.    Quanto deve durare un programma di coaching per essere              efficace?

A seconda degli obiettivi, un programma di business coaching efficace non dovrebbe durare mai meno di 3-6 mesi. In alcuni casi, quando le problematiche sono molto complesse, il programma può durare anche un anno.

Solitamente accade che molti professionisti o imprenditori, vista l’efficacia del percorso che hanno intrapreso con il loro coach, decidano di continuarlo anche per più di un anno, per raggiungere obiettivi via via sempre più crescenti.

4.    Come faccio a trovare un buon coach?

Attualmente ci sono molti coach che si promuovono grazie al web o attraverso altri strumenti di divulgazione ma, al di là della capacità del singolo coach di promuoversi, gli elementi a cui devi fare veramente attenzione sono due:

  • Casi realmente di successo che può mostrare (e dimostrare);
  • Attinenza della sua esperienza lavorativa con il tipo di coaching che sta eseguendo.

Se cerchi un business coach o un coach aziendale, assicurati che abbia maturato un’esperienza congruente, anche in un settore di business differente.

5.    Durante il progetto cos’è che fa il coach?

Un coach che sia veramente preparato nel suo lavoro, al di là dei vari corsi che vanno oggi di moda, deve far sì che i suoi clienti prendano coscienza delle loro qualità e di quelle di coloro con cui lavorano. Per fare ciò deve innanzitutto saper ascoltarli così da conoscerli realmente; dev’essere, insomma, un vero e proprio life coach. Di conseguenza, deve riuscire ad attivare le loro potenzialità e aiutarli a realizzare le loro aspirazioni, anche uscendo fuori dagli schemi prestabiliti.

Naturalmente la relazione del coach con il cliente deve essere sempre improntata alla massima professionalità e con il pieno rispetto della sua privacy e dei suoi valori.

Il programma di coaching, per avere successo, prevede dunque:

  • Focalizzazione dei clienti su loro stessi, sui loro problemi, sulle loro aspirazioni, sulle verità difficili, sui propri successi e sconfitte, sulle attività da fare e su quelle già fatte;
  • Osservazione dei comportamenti e della comunicazione, personale e altrui, per fare leva sui propri punti di forza e cercare di migliorare quelli di debolezza;
  • Ascolto di loro stessi, delle loro intuizioni, supposizioni, idee, giudizi e della percezione che gli altri hanno nei loro confronti, per riuscire a rimettere sempre tutto in discussione, per cercare di raggiungere i massimi risultati o superare le difficoltà;
  • Leadership: per raggiungere obiettivi sempre più grandi, il coachee dovrà innanzitutto sfidare se stesso e diventare un punto di riferimento e una guida per il suo team e/o che vogliono acquistare da lui e dalla sua azienda prodotti e servizi.

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6.    L’assessment nel coaching, cos’è?

Il processo di coaching si divide in più fasi.

Nella prima si definisce con il cliente, in maniera più precisa possibile, qual è l’obiettivo. In questa fase, definiamo anche il tipo di metrica che misureremo.

Segue un “assessment che abbia come finalità quella di comprendere la situazione attuale, gli ostacoli presenti, le risorse e le competenze disponibili.

Il passo successivo è la definizione di un piano d’azione.

Qui inizia il vero e proprio cambiamento, ossia la definizione di un piano d’azione a difficoltà crescenti, che rispetti le attuali competenze e garantisca l’ottenimento di successi progressivi che consolideranno il cambiamento.

Il cliente inanella progressivamente risultati sempre più importanti, aumentando la self-confidence (o meglio l’autoefficacia) nei confronti di quel tipo di attività e obiettivi.

7.    Come faccio a capire se sto ottenendo progressi?

Il cliente percepisce i progressi prima di tutto dal punto di vista personale, notando maggiore chiarezza d’intenti, maggiore motivazione, meno stress, meno preoccupazioni.

Ai progressi “emotivi” seguiranno poi quelli reali: durante un processo di coaching la definizione delle metriche serve, infatti, a misurare i miglioramenti.

8.    Nel coaching si lavora soltanto per raggiungere i miei obiettivi          o anche sulla mia crescita personale?

Il fine ultimo di un programma di coaching è l’ottenimento di uno o più obiettivi. Per ottenere questo risultato, il coach aiuterà il cliente a progredire da tutti i punti di vista necessari, tra cui anche la crescita personale. Molto spesso, infatti, le persone non progrediscono perché frenate da paure, preoccupazioni o abitudini limitanti: può essere utile un’evoluzione della persona in questo senso.

9.    Che differenza c’è tra il coaching e le altre professioni?

Rispetto alle altre professioni, il coaching è un servizio che crea un rapporto realmente personale con il cliente, concentrandosi sulla sua vita, al fine di raggiungere i suoi obiettivi e ottenere i risultati ambiti. Per capire meglio di cosa parliamo, ecco un elenco che chiarifica la differenza con le altre professioni che forniscono un supporto personale o organizzativo.

  • Terapia – Rispetto alla terapia, il coaching ha come obiettivo quello di permettere la crescita individuale del cliente per raggiungere determinati risultati e traguardi personali o lavorativi (realmente misurabili). Contrariamente al coaching, che si basa sul futuro, la terapia invece ha come obiettivo quello di eliminare le sofferenze e i conflitti relazionali derivanti dal passato, e che impediscono al paziente di andare avanti.
  • Mentre i risultati della terapia si ottengono attraverso un miglioramento del proprio stato emotivo, quelli di un coaching si ottengono attraverso l’attuazione di un piano d’azione specifico, con obiettivi specifici e cambiamenti reali.
  • Consulenza. I consulenti sono dei professionisti, interpellati da manager o organizzazioni, per risolvere problemi specifici (dei più vari settori) e trovare soluzioni dando il loro parere di esperti in materia. Il coach, al contrario, accompagna il cliente al raggiungimento della soluzione attraverso le risorse già in essere nelle persone.
  • Mentoring. Il mentoring viene spesso confuso con il coaching perché può essere definito come una guida all’interno di un determinato settore dello sviluppo aziendale o professionale. In alcuni casi, il mentoring può far parte di un processo di coaching (la mentorship di nuovi coach, per esempio).
  • Training. Il trainer ha come obiettivo l’indottrinamento e la conoscenza utili per il raggiungimento di determinati obiettivi. La differenza consiste nel fatto che con il coach questi obiettivi sono decisi dal cliente sotto la sua guida, con il trainer invece sono impostati dall’istruttore. Il trainer prevede, inoltre, una modalità di apprendimento di tipo lineare con un percorso prestabilito; il coach, invece, ha un programma meno prevedibile, basato su un percorso di apprendimento lineare che coincide con le capacità e le risorse del cliente. Il coaching è meno prevedibile perché prevede l’attuazione di un piano costruito su misura del cliente.

10.  Cosa non deve assolutamente fare un coach?

Un coach non deve assolutamente intimidire il proprio interlocutore, attraverso atteggiamenti invalidanti, giudizi, o valutazioni che mettano in discussione i valori del cliente.

Questo è il peggiore degli errori che potrebbe compiere. L’obiettivo del coaching è supportare e non certo inibire il proprio cliente.

Altri errori di un coach possono essere di natura più tecnica, come decidere da solo il piano d’azione che il cliente deve portare a termine, o suggerire in qualche modo delle soluzioni ideali secondo la sua personale opinione.

Ti è piaciuto questo articolo? Hai altre domande da farmi? Scrivimele nei commenti qui in basso e ti risponderò personalmente.