La speranza è l'ultima a morire, purtroppo!

Speranza

Scrivo questo post per commemorare la morte di un mio caro amico. Eravamo giovanissimi quando lui è morto, schiacciato dalla prepotenza della realtà che veniva troppo spesso ingannata in nome della vana speranza! La speranza, fosse morta prima lei questo mio amico, forse oggi sarebbe ancora qui con me, ma poi non è che lo rimpianga più di tanto, anche se mi stava simpatico.

Il titolo di questo post può sembrare un po’ strano ai più, ma continua a leggere e capirai fino in fondo di cosa parlo.

Ero ragazzo, poco più che diciottenne, con un adolescenza di merda alle spalle e tante bellissime speranze ed illusioni per il futuro.

Speravo di trovare la mia strada e che le cose nella mia vita familiare sarebbero andate meglio. Vengo da una buona famiglia, persone oneste, non erano male e la nostra vita non era male… non era bellissima, ma non era malaccio. Insomma una famiglia come tante, con un sacco di preoccupazioni, speranze e piccoli problemi domestici, molti delle quali dovuti a me, che ero la pecora nera, ovviamente!

Comunque per dire il vero c’erano dei momenti che girava proprio male… però come si dice, la speranza… è l’ultima a…

Una sera, dopo aver passato tutto il giorno all’università, correndo dietro alle ragazze, non certo a studiare… tornai a casa e scoprii qualcosa che avrebbe cambiato la mia vita e quella di tutta la mia famiglia per sempre, una persona a me cara come nessun altra nella mia vita era gravemente ammalata.

Non parlerò di questa storia!

Quello che voglio raccontare è che in quel preciso momento iniziò la morte del mio amico.

In realtà non morì subito, ma le scelte che fece lo portarono a morire. Lui era alto come me ed aveva una gran voglia di cazzeggiare. Non provava responsabilità alcuna per niente, nemmeno per la sua vita perché tutto gli era dovuto e lui sperava sempre di cavarsela.

Se la cavava davvero molto bene, era smart, furbo, intelligente e brillante con le ragazze, era un tipo pieno di belle speranze per il futuro. Quando ci siamo separati, lui ha continuato a cazzeggiare all’università, trovando poi un modo per laurearsi mentre vedeva le cose peggiorare intorno a sé.

Lavorava presso i locali nella zona di Napoli, e beveva, così per divertirsi. Quando si è laureato, ha trovato un impiego presso una farmacia, la mamma era felicissima di avere il figlio chiamato Dottore, con il camice bianco e la spilla; lui intanto continuava il suo lavoro notturno presso locali e discoteche, sempre circondato di ragazzine e con il calice in mano.

Ancora più felice fu tutta la famiglia, quando sposò la ragazza della porta a fianco, una bellissima ragazzina piena di ricci biondi , di ottima famiglia, con cui si era fidanzato al liceo.

Lei sopportava tutte le sue scappatelle e la doppia vita, in cambio lo manipolava proprio bene, addomesticandolo come un bell’orso da circo.

Lui sperava che un giorno quel rapporto sarebbe migliorato, sempre bugie, sempre falsità tra di loro e l’amore se l’era già dimenticato… Lei sperava che lui smettesse di andare con le altre donne, che iniziasse a comportarsi da marito e compagno sincero ed affettuoso…  Alle volte litigavano e lui minacciava di andare via, ma poi tornava sempre a casa con la coda tra le gambe, lei era così bella e di buona famiglia che… sai come vanno queste cose no?

Insomma questo amico mio un giorno tornò a casa e trovò la mogliettina con il suo migliore amico, no credo stessero parlando…

Per evitare scompiglio in paese, la lasciò senza dire perché, insieme alle due figlie, per poi darle metà del suo stipendio oltre la casa.

Si trasferì a Pozzuoli, in un monolocale isolato con una bella vista mare (era il suo sogno, diceva!), dove ha vissuto ancora qualche anno, alternando un paio di storie d’amore, tra un bicchiere e l’altro.

Morì in situazioni poco chiare, la famiglia intervenne perché non si sapesse come… morto giovane, grasso, solo e pieno di speranze per il futuro.

Beh forse non sarebbe andata a finire così, magari l’ho buttata giù un po’ dura, ma alle volte penso che se non avessi perso la speranza, oggi avrei fatto quella fine lì.

Si perché parlavo proprio di me, o meglio di un me alter ego se non avessi fatto le scelte che ho fatto.

Beh se non mi conosci da molto tempo non lo sai, ma verso i 18 anni io ero veramente uno stronzo, arrogante, pieno di me e molto superficiale, ma avevo una cosa bellissima a cui non avrei mai rinunciato, la Speranza.

Però quella sera, quando tornai a casa e seppi della malattia che colpì una persona così importante per me, la mia speranza morì.  Non morì proprio subito, non fu un addio veloce, mi lasciò lentamente, giorno dopo giorno, agonizzò per lungo tempo. Ricordo una sera che mio padre mi guardò dritto negli occhi e mi disse: “Hai capito o no che la nostra vita è cambiata, ora andrà sempre peggio!”

Ricordo anche che pensai che mio padre fosse uno stronzo ed uno sfigato a dire queste cose. Io pensavo positivo e sapevo che le cose sarebbero migliorate… o forse no?

Ed infatti non sono mai migliorate le cose, è andata sempre peggio. Così un giorno, quando la speranza è morta del tutto, io ho incominciato a cambiare modo di pensare e questo mi ha salvato.

Ricordo ancora che mi svegliai all’alba, mentre tutti dormivano, ero stanchissimo ma agitato, le cose andavano male, sia per la malattia di mia madre, che finanziariamente, che dal punto di vista delle relazioni, insomma una schifezza unica.

Così pensai che mio padre aveva ragione, le cose non si sarebbero aggiustate, non lo avrebbero fatto da sole e quello fu il momento in cui abbandonai ogni “speranza” e decisi di darmi da fare.

Da lì in poi ho iniziato a darmi una mossa per laurearmi, trovare un lavoro e in quel periodo iniziai a fare qualcosa che non ero abituato a fare. Pensavo a come sarei voluto essere da lì ai successivi 10 anni, lessi anche dei libri di sviluppo personale e mi dedicai alla mia crescita personale.

Per un periodo ho anche studiato il vangelo, libro molto interessante, e devo dire che se le parole fiducia, fede e volontà si trovano molto spesso, non ho mai letto di sperare che le cose sarebbero andate meglio.

Iniziai a sognare un futuro migliore per me. In quel periodo pensai a come volevo realizzare la mia vita, che tipo di lavoro avrei voluto fare, che tipo di moglie avrei voluto e il tipo di famiglia avrei voluto costruire.

Pensai a come sarei stato io a 40 anni, e mi vedevo veramente lontano da quell’immagine. Però sapevo che non avevo speranza di poter riuscire in quei miei sogni se non mi fossi dato una mossa.

La speranza era morta, i sogni sono iniziati.

Così la mia vita è cambiata. Il giorno stesso in cui ho perso quella speranza che le cose si aggiustassero, che le cose potessero aggiustarsi da sole o per volontà di qualcun altro, in quel preciso momento ho iniziato ad immaginare ciò che avrei voluto nella mia vita e mi sono adoperato per ottenere tutto ciò che avevo nella mente.

Forse ora le cose iniziano ad avere un po’ più senso per te che stai leggendo, ma voglio spiegare ancora meglio questo pensiero.

La speranza è un atto passivo, in cui le persone attendono che le cose si aggiustino, senza adoperarsi.

Ho sentito una mia amica ultimamente, a cui voglio molto bene, che lavora presso l’azienda dove lavoravo io prima. Mi ha detto che le cose al lavoro non vanno benissimo, il lavoro le piace, ma spera che migliori; quando le ho chiesto in che modo dovevano migliorare, mi ha risposto che spera in una migliore organizzazione, un miglior clima in ufficio e più soldi.

Io ho vissuto in quell’azienda per tanti anni, la verità è che invecchiando le persone in ufficio il clima aziendale peggiorerà, l’organizzazione sarà sempre più difficile da mantenere perché le persone lavoreranno con sempre meno impegno e non ci saranno grandi aumenti di stipendio, sono previsti tagli, inoltre anche se lo stipendio aumenterà del 3% annuo (che sarebbe manna dal cielo) l’inflazione reale è molto più alta, senza parlare dell’aumento delle tasse… insomma non parliamo di guadagnare più soldi nel ruolo di dipendente.

C’è stato un tempo in cui anche io volevo che le cose migliorassero in azienda e poiché non sono uno che spera, mi sono sempre adoperato per migliorare le cose intorno a me, ma il ritorno dell’investimento è stato sempre minimo. Fino a quando non ho capito che con meno impegno potevo migliorare le cose intorno a me… cambiando posizione da dipendente ad imprenditore… così mi sono impegnato a creare il presupposto per vivere i miei sogni… ma questa è un’altra storia.

Le speranze non danno la possibilità di migliorare

Quando una persona spera che le cose vadano meglio, sta riflettendo solo su ciò che non vuole, quindi concentra la propria attenzione su ciò che non vuole dalla vita e poi pensa: “vorrei che andasse meglio di così”.

Ora tutto ciò per il nostro cervello non ha senso, chi partecipa ai miei corsi sa che il cervello vuole istruzioni precise al riguardo. Se non ci sono mete precise da raggiugere non le raggiugerai, se non puoi immaginare un quadro completo di come vorresti che le cose fossero, se non c’è qualcosa da poter vedere, toccare, sentire, annusare non potrai mai raggiungere un bel niente. Quello che ti rimarrà sarà solo il sapore della mancanza di compimento.

Immagina di entrare in un taxi e chiedere all’autista: “mi porti via da qui!” . Puoi anche farlo, se l’autista è sveglio ti chiederà quanto hai in tasca e ti porterà a zonzo per la città, senza mai raggiungere la meta che “speri” di raggiungere.

Il morale della favola è che la speranza non ti aiuterà ad andare da nessuna parte, perché è solo un appiglio del cervello razionale alla tristezza dello stato attuale. È un modo per non pensare, per distrarsi.

I sogni sono l’espressione mentale dell’inconscio e della creatività

Quando sogni usi la creatività, immagini una scena, provi delle sensazioni e questo per il tuo cervello inconscio ha un senso, questo è il genio dentro di te che si esprime e che genera idee.

Rifletti sul fatto che tutto ciò che l’uomo ha creato l’ha prima dovuto immaginare, sognare, vedere nella propria mente.

Quindi sognare è un atto creativo che genera un’emozione e delle azioni concrete per il raggiungimento di quel traguardo prefissato.

I sogni ispirano le azioni

Questo è un ultimo punto importante, ogni volta che sogni, immagini quello che desideri, stai creando l’ispirazione dentro di te ad andare avanti, a muoverti, ad agire e l’azione è parente stretta dei risultati. Quindi se vuoi dei risultati diversi devi agire, non certo sperare. E l’azione è figlia dell’immaginazione e dei propri sogni, non certo della speranza passiva che le cose si aggiustino.

Le cose non miglioreranno fino a quando le persone continueranno a sperare. Non è mai arrivato nessun Messia a sconfiggere i nemici, mai nessun principe azzurro è arrivato al cospetto di giovani principesse che speravano una vita da sogno e le torri sono piene di scheletri di vecchie zitelle morte attendendo qualcuno che le salvasse.

Questa è la realtà dei fatti. Le tasse non saranno abolite, non arriverà nessun politico a salvare l’Italia o gli operai. Il mondo non tornerà indietro all’epoca della ricchezza per tutti.

Ci sono persone che pensano che io usi il pensiero positivo, me lo scrivono anche nei feedback durante i corsi. Quello che non capiscono è che io non sono un ottimista, forse sono il peggior pessimista che conosco, so che se voglio che la mia vita sia una favola devo impegnarmi a renderla tale. Creo i miei sogni e m’impegno per volgerli in realtà, con determinazione e fermezza, alle volte cado, ma non mi fermo, sono inarrestabile ed irremovibile rispetto ai miei obiettivi e la speranza … quella è morta troppi anni fa… e condoglianze!

L’uomo e la donna hanno la capacità di agire e di cambiare le cose in modo attivo, questo è il dono che Dio ha voluto farci, la libertà di agire per migliorare il nostro stato, la speranza è solo una cattiva illusione. La speranza è la nemica della vita.

In sostanza il mio messaggio di oggi è: Vuoi una vita migliore per te? Muovi il culo e vai a prenderla!

Sii inarrestabile!

Antonio

 

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