Autoefficacia

Gestire le emozioni negative per sentirsi più autoefficace.

In questo post ho l’obiettivo di parlare della gestione delle emozioni negative, in quanto hanno un impatto sul successo. Intanto capiamo cosa significa Successo:  viene dal latino Succéssus, il participio passato di Succedere, come aggettivo significa “che viene dopo“, “è il risultato di un’azione“.

Quindi quando parlo di successo, non intendo “essere ricchi e famosi”, ma piuttosto riuscire ad ottenere i risultati desiderati.

La letteratura del self help è piena di libri che parlano di quanto sia importante desiderare le cose per ottenerle, malgrado ciò sappiamo che moltissime persone desiderano qualcosa, ma non la ottengono. Si calcola che solo il 5% delle persone abbiano successo.

Da sola la volontà non basta.

Nei precedenti post abbiamo visto quali siano le fonti di autoefficacia, tra queste gli “stati emotivi e fisiologici” rappresentano una fonte importante.

Nella mia esperienza ho riscontrato che gli stati emotivi sono un importante fonte di autoefficacia e motivazione.

Quando una persona vive uno stato emotivo negativo (come apatia, paura, rabbia), non sente di poter agire in maniera efficace e quindi semplicemente non agisce. È lì ferma a desiderare un futuro migliore, ma non fa altro che desiderare.

Tutti abbiamo avuto esperienze simili, dirette o indirette, tutti sappiamo cosa significa “volere, ma credere di non riuscire”.

Ecco perché esistono tanti seminari sulla gestione delle emozioni negative e molti di questi sono veramente validi.

Malgrado ciò ci sono alcune informazioni false ed inefficaci; in molti seminari si propone un modello secondo il quale gestendol’emozione dovresti risolvere i tuoi problemi.

In realtà se hai paura di affrontare qualcosa è improbabile che gestendo la paura riuscirai ad affrontarla con successo. Solitamente la paura è dovuta alla mancanza d’informazioni, in questi casi non va gestita la paura, ma la mancanza di conoscenza.

Quello che voglio dire è che le emozioni negative sono spesso un effetto di una causa a monte, magari la causa può essere l’ignoranza o può essere determinata da qualcuno o qualcosa.

Personalmente ritengo che le emozioni negative funzionano un po' come le luci spie che ci sono nei cruscotti delle auto, quando s'accendono servono a farci capire che qualcosa non va. Solitamente non cerchi di gestire la spia, ma ne comprendi il segnale e risolvi il problema.

Quindi il mio consiglio è:

“Riconosci la fonte dell'emozioni negative e risolvila!”

Ho trovato molto utile questo modo di agire, analitico e replicabile.

Se ti senti giù, se stai provando delle emozioni negative valuta da cosa derivano e risolvi la questione in qualche modo.

Prendi un foglio e scrivi tutte le fonti di emozioni negative, dividendole per le seguenti categorie:

Attività, attività in sospeso, persone.

Le attività sono tutte quelle cose che devi fare nel futuro che ti procurano una qualche emozione negativa.

Le attività in sospeso sono tutte quelle cose che avresti dovuto fare (e non hai fatto), che ti stanno creando fastidio.

Le persone sono coloro che ti fanno provare emozioni negative perché fanno qualcosa di spiacevole per te, oppure perché hai tu fatto qualcosa di spiacevole a loro (ad esempio: mi sento in colpa con Andrea perché ho parlato male di lui in giro, vederlo mi fa provare un senso di colpa).

Scoprirai che già scrivendo su un foglio le fonti del disagio, la tua emozione negativa calerà di intensità e ti sentirai più sollevato.

A questo punto avrai una lista di fonti di emozioni negative. Per ogni fonte verifica se:

1)    ti mancano informazioni

2)    puoi risolverle in maniera veloce oppure no,

3)    puoi allontanartene.

In ogni caso, al fine di gestire le emozioni negative, agisci senza aspettare il momento giusto.

autoefficacia
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Mettiamo il caso che ti rendi conto di aver paura di parlare in pubblico perché non sai da dove iniziare, non hai informazioni a riguardo.

La prima cosa che puoi fare è cercare delle strategie efficaci. Questo lenirà la tua paura, infatti dalle tue ricerche ne uscirà uno schema di cose da fare e non ti resterà altro da fare che attuare la strategia appresa.

Mettiamo che hai riconosciuto una tua mancanza. Verifica se puoi risolvere questa insolvenza subito. Non pensarci troppo su, agisci! Se hai un debito con una persona, chiamala! Dille come stanno le cose e prova a trovare una soluzione condivisa; sii sincero e rimarrai sorpreso della sua disponibilità ad aiutarti a risolvere.

Un ultimo esempio potrebbe essere quello che identifichi una persona che ti fa star giù, magari perché si lamenta troppo, perché ti critica troppo oppure perché non ti piace un suo modo di comportarsi.

Verifica se puoi evitare questa persona, cerca di frequentarla il meno possibile. Se non puoi evitarla, decidi semplicemente che non darai importanza ai suoi comportamenti.

Ancora meglio sarebbe affrontarla in maniera diretta e gentile e spiegargli che il suo comportamento t’infastidisce.

Una volta feci così con un mio collega in ufficio e lui mi rispose che mi criticava perché voleva spronarmi. Gli assicurai di aver compreso la sua buona intenzione, spiegandogli che l’effetto che aveva su di me non era affatto motivante, anzi. Da allora smise di criticarmi e siamo diventati buoni amici.

Questa tecnica semplice ed efficace ti da la possibilità di gestire le emozioni negative in totale autonomia, infondendo in te maggiore senso di autoefficacia e di motivazione.

Anche in questo caso agisci, usa e condividi!

Saluti,

Antonio

PS: Se ti è piaciuto l’articolo “Gestire le emozioni per sentirsi più efficaci.”,  ed hai interesse saperne di più sull'autoefficacia ti consiglio di scaricare il report gratuito a questo link!!

Spingi dove vinci!

Spingi dove vinci! Metodo semplice per mantenere alto il senso di autoefficacia e riuscire a raggiungere i tuoi traguardi.

Chi mi conosce sa che sono una persona pragmatica, non priva di teoria, anzi, ma pragmatica.

Per me una tecnica o una teoria deve funzionare; ed una cosa funziona soltanto se, attuata correttamente, è replicabile nel 100% dei casi.

Io sono un prodotto di studi accademici, credo nella scienza e nell’intelletto, credo nella capacità che l’uomo ha, attraverso l’intelletto e la creatività, di determinare la propria vita in maniera “agentiva”(cioè essendo causa degli eventi e non una “vittima delle circostanze”).

Studiando discipline scientifiche ho imparato che se una teoria è vera, funziona sempre.

In chimica ci sono cose che funzionano sempre, nella fisica anche; non tutto è sempre spiegabile, non capiamo tutto, ma alcune cose funzionano ed altre no, semplicemente!

Non credo in quelle pseudo-discipline dove quando una cosa non funziona è per qualche oscuro motivo tipo “con te non funziona, sarai una di quelle eccezioni che confermano la regola”, oppure “evidentemente non ci credi abbastanza”; guarda caso poi se la tecnica non funziona è sempre colpa tua! ;-)

La strategia che sto per proporti è semplice, efficacemente semplice!

Quindi è replicabile e funziona sempre, l’ho proposta a centinaia di persone, venditori, professionisti, colleghi, clienti ed amici ed ha sempre funzionato quando è stata applicata.

L’obiettivo di tale strategia è riuscire a mantenere alto il senso di autoefficacia di fronte ad un compito nuovo e riuscire a farlo in assoluta autonomia, senza aiuto alcuno.

Se hai letto il post “Autoefficacia: come aumentarla” (se non lo hai fatto, fallo ora!) hai compreso quali sono le fonti di autoefficacia. Una di questa, la più importante, consiste nell’avere delle esperienza di successo nella gestione di un compito.

La prima cosa da fare è creare un piano.

Crea un piano! Definisci la meta da raggiungere e poi suddividila in azioni specifiche.

Perché va creato un piano?

Creerai un piano per un obiettivo, qualsiasi esso sia, per quattro motivi principali:

• Il primo è che scrivendo un piano, le cose da fare saranno esterne alla tua mente e non dovrai pensarci in continuazione. Ogni volta che scrivi le cose da fare, è come se scaricassi la mente dai pensieri, così che non devi mantenere queste idee fisse nella mente; le metti semplicemente lì e non ti “perseguiteranno più”.

• Il secondo motivo è che quando pianifichi usi la mente in maniera differente di quando agisci. Mentre pianifichi ti verranno in mente idee creative, quando agisci, e sei lì che lavori alacremente all’attuazione del piano, non devi pensare a cosa fare né a quale soluzione scegliere per un dato problema.

• Il terzo motivo è che quando hai un piano e lo stai attuando, se qualcosa non sta andando come te la eri immaginata, puoi fermarti, ripianificare e trovare soluzioni differenti a tavolino.

• Il quarto motivo è che il prodotto della pianificazione è una lista di cose da fare; tale lista ti consente di visualizzare e verificare i tuoi progressi.

Mettiamo che hai pianificato una serie di attività per portare a termine un compito per te nuovo. La meta, per quanto complessa, non è più una meta, ma il susseguirsi di attività concrete, specifiche e misurabili. Questo già facilita le cose e aumenta il senso di autoefficacia.

A questo punto dovrai scegliere da dove partire. Qualcuno direbbe di partire dalla prima azione in senso cronologico, invece ho sperimentato che questa non è sempre la cosa migliore da fare.

Sarebbe più produttivo partire dalle cose che ti senti di riuscire a fare abbastanza facilmente, ecco da dove deriva il titolo di questo post: Spingi dove vinci!

Molti dicono che bisogna partire dalle attività più difficili per te, nella mia esperienza invece partendo dalle cose che ti senti di saper affrontare con maggiore efficacia ci sono maggiori possibilità di successo e di motivazione. Ricordati che per mantenere alto il senso di autoefficacia bisogna ottenere delle esperienze di successo.

Non è una grande novità, ma l’applicazione di una delle regole principali dell’autoefficacia.

Ovviamente devi scegliere un’azione fattibile in quel momento.

Mettiamo per esempio che hai cambiato ruolo, ti è stato assegnato il compito di assumere e formare 3 nuovi collaboratori in staff alla tua funzione.

Potrai dividere questa meta in attività cronologicamente sensate. Ad esempio:

a) definire il profilo ricercato,

b)definire il budget per il ruolo,

c) selezionare l’agenzia per reclutare curriculum qualificati,

d) dare brief all’agenzia, ecc.

Di fronte a queste attività da svolgere potrai scegliere la cosa più adeguata per te, ovviamente che abbia senso. Nel mio esempio, non avendo esperienza di definizione di un profilo o di definizione di un budget, potresti scegliere di incontrare delle agenzie e dare loro un brief, magari facendoti aiutare a svolgere i punti a, b, c.

Tutto ciò è applicabile anche alla vita privata. Qualche tempo fa ho lavorato con un cliente che era stato lasciato dalla compagna dopo anni di convivenza e non riusciva ad uscire fuori da questa situazione. In realtà nemmeno ci provava, passava il tempo a dire che “è impossibile rifarsi una vita!”

La sua meta è "rifarsi una vita di coppia", ma si sentiva atterrito dalla complessità percepita di tale meta.

Così gli chiesi di suddividere questa meta in tante attività, come tornare in forma, farsi nuovi amici, ecc.

Suddividemmo questa meta in tante piccole azioni e poi gli chiesi: “qual è l’attività che ti senti di poter fare con maggiore efficacia?”

Lui ne scelse una, iniziò da lì ed ebbe successo.

Dopo poche settimane iniziò ad uscire con una donna, poi un’altra e l’ultima volta che l’ho sentito aveva una relazione stabile.

Conclusione: Se hai bisogno di affrontare una nuova meta, definisci le attività che sono necessarie al conseguimento di quella meta; crea un piano il più dettagliato possibile iniziando da dove ti senti più efficace e poi continua con il piano.

Ricordati: Spingi dove vinci!

(E ricordarti di condividere questo post, se lo hai trovato utile ed interessante.)

Saluti,

Antonio

PS: se ti è piaciuto il post “Spingi dove vinci!”, commentalo e condividi sui social.

Autoefficacia: come aumentarla.

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Nei post precedenti abbiamo esplorato due concetti molto importanti (se ancora non li hai letti, fallo subitoAutoefficacia. Perché ti aiuta nella carriera, nel business, nella vita! e La conoscenza è inutile, senza Autoefficacia!)

Il primo riguarda l’importanza dell’Autoefficacia, indispensabile nella carriera, nel business, nella vita, insomma in tutti i casi in cui c’è bisogno di un’ottima performance nel raggiungimento di un obiettivo.

Il secondo ha a che fare con la rilevanza dell’autoefficacia rispetto alla conoscenza, alla volontà e alla motivazione.

Sono due passi fondamentali. Non si può pensare semplicemente “volere è potere”, o "chi sa, fa", perché non è così. È abbastanza evidente.

Il mondo è pieno di persone che desiderano qualcosa, ma non fanno nulla per raggiungerla o di gente che sa molto, ma fa poco. Diversamente, possiamo asserire che il potere di fare, apprendere, cambiare è determinato più dalle convinzioni di autoefficacia e questo è ugualmente palese. Tutti noi conosciamo qualcuno che, sebbene privo di informazioni, è riuscito comunque a conquistare un obiettivo.

"Le persone con un alto senso di autoefficacia avvicinano compiti difficili come sfide da padroneggiare, piuttosto che come minaccia da evitare."

Qualcuno mi ha scritto chiedendomi come si aumenta questo senso di autoefficacia e capisco che si tratta di una questione calda.

Per spiegarlo cito Bandura, l’autore più accreditato sull’argomento, rimandandoti ai post sul mio blog e ad altri post futuri per eventuali approfondimenti.

 

Le fonti dell’autoefficacia sono riconducibili a 4 gruppi di esperienze:

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1) Le esperienze di gestione efficace: i momenti di successo in cui si affronta, nella maniera migliore, una determinata situazione. Questo gruppo di esperienze è quello che darà, ovviamente, i migliori risultati per consolidare e accrescere il senso di autoefficacia. I successi determinano una solida fiducia nella propria efficacia personale. I fallimenti, invece, la indeboliscono, soprattutto quando il senso di autoefficacia non è ancora consolidato. Ecco perché abbiamo bisogno di momenti di successo.

2) Le esperienze vicarie: sono quelle non direttamente provate, ma piuttosto frutto dell’osservazione di modelli simili a chi studia la situazione. Il fatto di vedere persone somiglianti a se stessi, che, grazie all’impegno e all’azione, hanno successo, rinforza le convinzioni di poter fare lo stesso. Quindi abbiamo bisogno di esempi vincenti, concreti e vicini a noi.

3) La persuasione: il terzo mezzo per consolidare la convinzione di autoefficacia rispetto alle capacità. Pur trattandosi di uno strumento importante, chi è stato convinto verbalmente di potercela fare, ha mostrato maggiore impegno e perseveranza rispetto ad altri. Va considerato che la persuasione da sola non basta, anzi, gli incrementi di autoefficacia privi di fondamento si vanificano rapidamente, di fronte all’insuccesso dell’azione (ecco perché critico così tanto i corsi motivazionali). Dunque abbiamo bisogno di essere rinforzati e persuasi che possiamo riuscire, soprattutto in merito a ciò di cui ci stiamo occupando al momento e di cui abbiamo una certa esperienza.

4) Stati emotivi e fisiologici: spesso le persone valutano le loro capacità di affrontare un compito sulla base delle reazioni emotive o del corpo, interpretando magari lo stress o stati fisiologici negativi, come presagio di cattive prestazioni. Viceversa un tono emotivo positivo e una buona condizione fisica aumentano il senso di autoefficacia. Quindi la quarta strategia è migliorare le proprie condizioni fisiche, ridurre la propensione allo stress o alle emozioni negative e correggere le interpretazioni scorrette delle condizioni corporee.

Per concludere, bisogna stendere un piano per raggiungere un obiettivo, mantenendosi fiduciosi, determinati e prestando attenzione a questi aspetti:

-hai bisogno di successi sui cui fondare le tue convinzioni, quindi suddividi la meta in step. Inizia da quelli che senti di poter affrontare con le migliori performance (durante i miei seminari dico sempre :"Spingi dove vinci!", il che significa di iniziare da quei compiti verso i quali provi senso di sicurezza). Lungo il cammino ti sentirai progressivamente pronto anche per i passi più difficili.

-Vai alla ricerca di qualcuno di simile a te, per estrazione sociale, lingua e cultura (insomma se prendi come riferimento Steve Jobs rischi di non trovarlo credibile, perché troppo dissimile da te) e modellalo (copiane le strategie). Verifica cosa ha fatto di buono e come lo ha fatto, magari intervistalo.

-Frequenta solo persone che riconoscono il valore dei tuoi piccoli e quotidiani successi. Lascia i criticoni e quelli che tendono a spegnere ogni entusiasmo a chi vuole essere persuaso di non essere capace, magari fatti supportare da un coach.

-Vivi bene, fai sport, muoviti, mangia adeguatamente e impegnati in attività che migliorano il tuo stato d’animo. Questo punto è importante perché favorisce il tuo stato emotivo, insomma "mens sana, in corpore sano".

Confido che questo post ti sia di aiuto per raggiungere le tue mete (è la stessa strategia che uso io, molto sintetizzata). Spero che queste informazioni chiariscano punti importanti, in un ambiente (quello della formazione) dove troppo spesso non esiste un rigore scientifico e si imparano cose per slogan e sentito dire.

Se il post ti è piaciuto, condividilo e magari commentalo. Sono curioso di sapere se ti ha dato qualche spunto utile, anche per capire se ci sono degli aspetti che desideri approfondire.

Per ora non mi resta che augurarti grandi sfide e le migliori esperienze di successo.

Antonio

La conoscenza è inutile, senza Autoefficacia!

"La conoscenza è inutile, senza Autoefficacia. E nemmeno la volontà è sufficiente!" Il titolo di questo post dice che la conoscenza viene dopo le convinzioni di efficacia personale. Ciò non significa affatto che la conoscenza non sia importante, ma è al secondo posto rispetto all’autoefficacia e ora ti spiegherò perché.

Attenzione: questo può avere un grande impatto sulla tua azienda, sulla gestione dei collaboratori, sulla tua attività di libero professionista o di professionista all’interno di un’organizzazione.

Albert Bandura, tra i padri fondatori della psicologia cognitiva, scrive:

“Senza adeguate convinzioni di efficacia personale le persone non si muovono nella direzione dei propri obiettivi, non riuscendo a pensare a loro stessi come effettivamente capaci di raggiungerli”

autoefficacia Ciò significa che la motivazione viene prima della conoscenza, perché per conoscere devi essere motivato a farlo, per essere motivato hai bisogno di una visione di te in grado di conseguire quell’obiettivo. Queste sono le convinzioni di autoefficacia (in questo articolo userò anche “convinzioni di efficacia personale”, le due espressioni si equivalgono).

Una volta lessi una citazione di Gandhi, che ben si addice a questo concetto:

“So che riuscirò, e, anche se non ho ancora tutta la conoscenza adatta a riuscire, so che, durante il percorso, l’acquisirò!”

Ecco spiegato, in due parole, il senso di autoefficacia.

E’ un argomento importante, perché una persona che non crede di poter fare qualcosa, nemmeno ci proverà e diventerà apatica in relazione a quell’obiettivo.

E’ semplice, eppure raccoglie in sé una serie di implicazioni che vanno assolutamente chiarite.

Se è vero (e lo è) che le persone si muovono verso un obiettivo, solo se possiedono convinzioni di efficacia personale (autoefficacia), allora le scelte che compiono non dipendono dalla loro volontà, ma da quanto esse si “credono” capaci di raggiungere la meta.

Questo spiega perché alcuni seminari di formazione hanno un’efficacia limitata: le credenze di autoefficacia determinano la motivazione ad agire e queste portano alla volontà di conoscere.

Vorrei un centesimo per ogni volta che mi sono sentito dire (da fantomatici esperti) che la formazione determina un cambiamento dei comportamenti umani in una percentuale molto bassa di persone e che questa cosa va assolutamente accettata. Questa affermazione è falsa!

Sarà vera solo nella misura in cui ci si ferma a dare informazioni (conoscenza) o si lavora sulla motivazione. Nel primo caso i partecipanti apprendono un dato. Nel secondo diventano euforici rispetto ad un obiettivo, senza in realtà riuscire a raggiungerlo. Ecco perché personalmente sono critico verso i corsi che prevedono "prove speciali", come le famose camminate sui carboni ardenti.

Se sei mediamente abile, sai che è possibile camminare sui carboni ardenti. Magari, però, il tuo problema consiste nell’affrontare quel particolare cliente, quel collega o proporre un progetto aziendale che ti piacerebbe portare avanti.

Nella vita di tutti i giorni, nel business, nella vendita non ci ostacolano i carboni ardenti, siamo invece rallentati da una sorta di  "pietruzza" nella scarpa.

Quindi il detto “volere è potere” è una bufala?

Beh dipende da come la leggiamo. Se voglio qualcosa e credo di poterla ottenere, riuscirò a raggiungerla, (attraverso lo studio, l’impegno, la perseveranza). Se, però, desidero qualcosa, ma non mi sento adatto ad averla, ecco che precipito nel vortice della frustrazione, che porta a creare convinzioni come “io non sono in grado, a differenza di…

Cosa voglio dire con questo? Che la formazione per lo sviluppo personale è molto utile, quando lavora sulle convinzioni di autoefficacia. Se non lo fa i partecipanti non ottengono grandi e duraturi cambiamenti.

Una storia a riguardo

autoefficaciaPer darti una dimostrazione, voglio raccontarti di quando mi occupavo della  formazione di un gruppo abbastanza numeroso di venditori.

In quest’azienda uno dei direttori vendita non voleva che io lavorassi sulle convinzioni di efficacia personale, ma soltanto sulle tecniche di vendita. Egli aveva un’opinione molto precisa sui suoi uomini e suonava così: “i miei venditori non sanno vendere, insegna loro i modi per farlo e lascia stare questa roba!”

Evito tutti i commenti sulla frase.  :-)

Ricordo che dovetti sudare per persuaderlo che aveva torto. Alla fine di una lunga discussione decidemmo di fare un esperimento sul gruppo vendita composto da circa cento venditori.

Dividemmo i venditori in tre gruppi, ognuno dei quali avrebbe seguito un corso di tre giorni così strutturato:

Gruppo 1: full immersion di tecnica di vendita e persuasione (un'altra mia specialità). Il seminario fu ricco di pratica.

Gruppo 2:  full immersion di dati relativi ad autoefficacia , tecniche di vendita e persuasione. Anche in questo seminario ci fu molta pratica.

Gruppo 3 : full immersion su autoefficacia e consapevolezza di sé. Il seminario fu ricco di pratica.

Nel mese successivo ai corsi furono verificate le performance dei partecipanti. I risultati furono:

Gruppo 1 (solo tecniche di vendita)= +1,5%

Gruppo 2 (mix di tecniche di vendita ed autoefficacia) = +3% (cioè una performance doppia rispetto al gruppo precedente)

Gruppo 3 (autoefficacia) = +7% di vendite.

In quest’ultimo ci furono persone che addirittura triplicarono i dati vendita. A questo aggiungo che si trattava di un momento storico in cui il mercato, nel quale quest’azienda compete, era in calo.

Da qui si evince che coloro a cui veniva data la possibilità di lavorare solo sull’autoefficacia ottenevano i risultati più eclatanti. Questo nonostante non fosse stata insegnata loro nessuna tecnica di vendita o di persuasione.

La spiegazione che dò a questi esiti, peraltro confermata in corsi successivi, è che, avendo lavorato approfonditamente sulle convinzioni di autoefficacia, i venditori, non inesperti, iniziarono ad usare più efficacemente degli altri le proprie risorse.

Ecco perché dico che l’autoefficacia è più importante della conoscenza:

- viene prima nella sequenza (+autoefficacia= + motivazione = + apprendimento = +performance)

- lavorando sull’autoefficacia emergono le risorse che le persone, per esperienza, hanno già.

Il mio modello di formazione parte proprio da questa teoria e posso asserire, con tanto di testimonianze scritte e dati a supporto, che nello sviluppo personale, nel business, nelle vendite, l’autoefficacia è più importante della conoscenza.

In Italia e nel mondo esistono molte persone che “credevano di poter cambiare il mondo e ci sono riuscite”. A questo punto sarei molto interessato a conoscere qualche situazione in cui tu ti sei trovato a lavorare “credendo di riuscire” e, in effetti, ce l’hai fatta.

Ecco perché il mio invito è commenta e raccontami una tua esperienza o la tua opinione sul post, risponderò personalmente ad ogni singolo commento.

Saluti,

Antonio

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Autoefficacia. Perché ti aiuta nella carriera, nel business, nella vita!

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'Autoefficacia. Perché ti aiuta nella carriera, nel business, nella vita!'  

- Articolo di Antonio Panico -

Senso di autoefficacia Leadership Sviluppo Personale

Da sempre l’uomo cerca di esercitare il controllo sugli eventi che riguardano la propria vita. Tale controllo aiuta a realizzare gli scenari futuri desiderati e a prevenire quelli non desiderabili. La sua mancanza genera apatia, depressione e ansia. Oggi stiamo vivendo una fase in cui la mancanza di scenari futuri prevedibili rende ansiose le persone,  abituate ormai a gestire la propria vita con una certa prevedibilità. Un minimo cambio di rotta e le persone vedono crollare le proprie sicurezze e arriva l’ansia verso il futuro. Questa emozione paralizzante la si può osservare  negli imprenditori, che non hanno più sicurezze e fiducia nelle banche e non vedono nelle istituzioni delle risposte pratiche, sia perché la contrazione del mercato locale o internazionale  porta a una selezione naturale delle imprese migliori. Vediamo questi stati d’animo nei liberi professionisti, il popolo delle partite iva, forse quelli più bersagliati dalle tasse e alle prese con la difficoltà di trovare nuovi clienti. L’osserviamo nei dipendenti abituati alla chimera del lavoro sicuro, che ormai non lo è più, e sempre più spesso, l’unica sicurezza sta nell’essere sottopagati rispetto alla propria professionalità. Ansia, apatia, disperazione

Ansia, apatia, disperazione. Bandura, il padre della psicologia cognitiva moderna e maggiore studioso mondiale del senso dell’autoefficacia, descrive la mancanza di controllo sugli eventi futuri, come la principale causa dei tre stati emotivi sopra menzionati. Cosa succede quando le persone li sperimentano?

Non agiscono, entrano in un turbinio di conflitti interiori e di confusione tale per cui, piuttosto di studiare una soluzione alla propria mancanza di agentività (capacità dell’uomo di agire in maniera cosciente ed intenzionale per il raggiungimento di un obiettivo specifico, quindi in questo senso la capacità di esercitare un certo controllo sulla realtà), s’immobilizzano ed iniziano a dubitare di sé, delle proprie capacità e così facendo si precipita in un vortice che fa perdere ulteriormente il controllo degli eventi e rende le persone ulteriormente effetto della vita, piuttosto che Causa Agentiva.

L’ho osservato, in questi anni di crisi, lavorando con grandi professionisti, stimati e ben pagati nel loro settore. Ho visto persone sicure di sé e con un ottimo stipendio, perdere il senso di autoefficacia.

Forse penserai che l’autoefficacia abbia a che fare con la sicurezza in se stessi, ma non è affatto così e l’aneddoto che segue spiega bene questo concetto.

Un professionista, che cercava collocazione dopo essere stato messo in mobilità a circa 50 anni, mi chiamò perché gli facessi da coach. Era disperato. Pensavo fosse preoccupato per i soldi, ma mi sbagliavo. Con i suoi guadagni aveva da parte abbastanza per vivere con tranquillità. Era, invece, molto ansioso nei confronti del futuro. Un giorno, dopo un lungo monologo, sentenziò: “ecco qual è il mio problema, non sono più sicuro di me!”

Lo guardai negli occhi e dissi: “ne sei proprio sicuro?”

“Di cosa?” mi chiese

“Di non essere più sicuro di te, me lo hai detto con tanta sicurezza!”

Lo scombussolai con questa semplice frase.

Il problema di questo ex-manager non era, infatti,  la sicurezza in se stesso, ma la sensazione di autoefficacia che aveva perso, perché sentiva di non riuscire più a controllare gli eventi futuri.

Io posso essere una persona molto sicura di me , consapevole e asserire che non sono e non sarò mai capace di cucinare, perché non mi sento “autoefficace” su questo specifico obiettivo.

La sicurezza e la stima di sé sono cardini importanti, ma non costituiscono assolutamente la base su cui prevedere la capacità di una persona di raggiungere un risultato specifico, determinato in gran parte dal senso di autoefficacia personale.

"Le convinzioni di autoefficacia sono maggiormente predittivi del successo rispetto alla storia pregressa." Albert Bandura

Se l’autoefficacia determina l’agentività umana, quindi rende l’uomo capace di lavorare per ottenere la scena ideale in una certa area della vita, e questa autoefficacia crolla, cosa succede?

L’uomo smette di agire!

E non servirà certo camminare sui carboni ardenti!

Ci vuole un percorso serio, con dati veri per il recupero ed il rinforzamento delle convinzioni di autoefficacia!

Saluti,

Antonio

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Energia!

48272-unlimited-enthusiasm

48272-unlimited-enthusiasmSembra che in tutto ciò che ci riguardi l’energia con cui affrontiamo le cose determinano il gradiente di successo che avremo. Più energia ci metti, più successo avrai. È una legge della vita, non è una teoria, non è un postulato, è una legge facilmente riscontrabile in tutta la natura e nei processi in cui la vita ha luogo.

Due esseri viventi si incontrano, quello con maggior energia vince!

Anche nelle vendite è così.

Qui non parlo di vendita, parlo di energia, ma visto il mio background posso parlare di esperienze concrete, vissute, piuttosto che di teoria. Tu potrai in autonomia fare dei parallelismi nella tua vita, se pensi che la vendita non ti riguarda.

Ho passato anni a lavorare con i venditori, insegnando tecniche di vendita… le inventavo di tutte i colori. Facevamo giorni di role playing! Ho insegnato di tutto: dalle tecniche di vendita e ai meccanismi di persuasione non verbale.

Passavo ore a scrivere script che potessero funzionare (ho raccolto più di 300 script, domande ecc. che funzionano per chiudere le vendite, se le usi!!! – Prima o poi farò un libro e lo venderò!).

Ho studiato, imparato, provato e insegnato la persuasione, lo spin, le tecniche suggestive e di manipolazione più spinte, ho studiato la pnl nel suo approccio linguistico esclusivamente per insegnare agli altri a vendere di più!

I risultati erano sempre sufficienti e quindi per me una schifezza!

Ci sono stati momenti in cui tutto ciò era frustrante. Non che per me fosse difficile vendere, anzi più studiavo più miglioravo. Nelle mie vendite ho alte percentuali di chiusura delle trattative e mi diverto sempre tantissimo.

Però con i venditori sembrava che qualcosa non andasse, c’era l’elemento segreto, che non capivo.

A me non mancava, evidentemente, ma non riuscivo a capirlo e quindi ad insegnarlo. Ci sono stati momenti in cui ho pensato di non essere un bravo trainer. Poi un giorno…

Ero in affiancamento con un venditore ed un cliente inizia a rompere le scatole, sai come fanno quelli “contro”, vero?

Quelli che sembra abbiano sempre un’obiezione o qualcosa da ridire a qualsiasi cosa il venditore cercava di proporre.

Accidenti era difficile! Così intervenni…. (non avrei dovuto farlo, ma …. alle volte, insomma… chi se ne frega!).

Alzo lo sguardo, guardo diritto negli occhi il cliente e gli pongo una domanda, facendo finta di non aver capito bene cosa stesse dicendo: “Mi scusi, mi aiuti a capire, lei sta dicendo che ….?”

E gli vomito addosso tutte le ca…te che stava dicendo (tecnicamente: ho riformulato le sciocchezze che stava asserendo!).

Questo mi guarda, abbassa lo sguardo per un attimo, calma il tono e la discussione va avanti …. alla grande! Insomma in 10-15 minuti, vendita effettuata (per inteso… si chiama fortuna!).

Dalla mia domanda in poi il tono dell’umore del cliente cresce sempre di più. Finita la vendita si rimane a chiacchierare con il cliente qualche minuto e lui mi chiede di cosa mi occupo, così gli dico che faccio il trainer e lui mi dice: “Si vede, ha un’energia molto differente da tutti gli altri venditori! La vendita è un fatto di energia e di carisma!”

Beh, vorrei dirti che da qual momento in poi ho capito il segreto della vendita e ho preso consapevolezza di ciò che faceva la differenza davvero in me. Infatti, quando ho iniziato a vendere, non conoscevo tutte le tecniche che insegnavo da trainer, ma vendevo eccome!

Mi ci è voluto tempo, riflessione e tanti altri errori. Il mio approccio sempre scientifico ed abituato a quei toni un po’ noiosi e senza alcuna energia di certi miei insegnanti (NB: c’è differenza per me tra insegnante e trainer, e tra i due non è il ruolo dell’insegnante quello che apprezzo di più!) credevo che non ci si dovesse mettere troppo entusiasmo nella vendita, o meglio l’entusiasmo lo davo per scontato…

Non ricordo cosa è stato, quando l’ho capito, ma semplicemente un giorno arrivai alla conclusione che per vendere di più bisognava metterci più energia. Alla fine mi bastò avere un po’ più di consapevolezza.

Ovviamente non si tratta soltanto di vendere, questa regola è vera per tutti gli ambiti della vita. Dall’apprendimento alla seduzione, dal lavoro alla lotta!

Tutto necessita di energia! L’energia che metti determina il successo che hai.

Ma cos’è l’energia?

Qualcuno asserisce che è un attitudine mentale. Il che è vero, almeno in parte. O meglio se intendiamo con la mente l’essere pensante si, altrimenti l’energia non può essere soltanto riferita alla mente. Io direi che l’energia, intesa come entusiasmo, è uno stato naturale dell’essere.

L’entusiasmo e l’energia è lo stato naturale dell’essere umano.

Qui si apre un bel paradigma… Nessuno può insegnare l’entusiasmo o l’energia.

Ora guardo ai miei bambini.

Sono nati ricchi di entusiasmo e di energia. Alle volte li vedo tornare da scuola scarichi, senza energia, fiacchi! Poi si ricaricano, riprendono la loro naturale energia, io e mia moglie facciamo molto per aiutarli e sentirsi entusiasti, parliamo moltissimo con loro, alle volte e dura, sono piccoli, ma riteniamo questa un’importante priorità

Guardo me.

Sono nato con un grande entusiasmo e ad oggi è ancora un tratto che mi caratterizza. Eppure ci sono momenti, situazioni, condizioni in cui mi sento fiacco, poco energico…. alle volte mollerei.

Poi ricordo mia madre e gli stimoli che lei mi dava ad “andare sempre avanti” malgrado tutto e tutti, così in me si accende la modalità “guerriero” e vado avanti ancora più forte.

Quando capii che questa era una cosa che dovevo insegnare, capii subito dopo che non c’era niente che potessi realmente insegnare.

Perché l’entusiasmo e l’energia alta è naturale, ma, nel corso della nostra storia, noi raccogliamo in una parte della nostra mente condizionamenti stimolo-risposta che diventano degli automatismi e sigillano la nostra energia.

Così sono arrivato, tempo fa, alla conclusione che più che insegnare dovevo insegnare a dis-imparare.

Perché vedi, qui non si tratta di imparare come fare ad essere entusiasti, bensì come fare a eliminare i condizionamenti che ti limitano ad essere il meglio di sé.

Il meglio di te” non è qualcosa che devi diventare, lo sei già. Il meglio di te è ciò che devi sprigionare.

Eliminando non solo tutte le convinzioni, credenze, ma tutto ciò che condiziona la nostra mente (che a volte sono anche inneschi umorali e tanti altri condizionamenti non spiegabili a parole, perché non si tratta di convinzioni, ma di esperienze vissute ad un livello subliminale) , riusciamo a liberare il nostro io, quello che io chiamo il “Genio della Lampada”.

A quel punto…. Ohh… credimi, non ce n'è per niente e nessuno.

Forse ti chiedi qual è la tecnica…. la risposta non è nella tecnica, ma nel percorso che decidi di fare. E quando inizi questo percorso, il livello di energia ed entusiasmo a cui vivrai quotidianamente sarà sorprendente.

Sorprenderai te stesso e gli altri a fare cose grandiose, le cose grandiose che per la natura celeste delle nostre anime siamo giunti su questa terra a compiere.

Personalmente ho intrapreso questo cammino tempo fa. Ho visto molta gente fermarsi e sentirsi soddisfatti, io non mi sento ancora del tutto ripulito, così continuo.

Intanto da diverso tempo insegno quello che ho imparato per “andare sempre avanti” ed i risultati sono straordinari.

Ora, poiché vengo dal mondo delle vendite, sono abituato a pensare che i numeri spieghino più delle parole, perché sono rappresentazione oggettiva dei fatti.

A tal proposito ho molti feedback sotto forma di numeri. Addirittura Team che hanno raddoppiato le vendite, gruppi di persone che hanno avuto incrementi di fatturati importanti. Gente che non ha mai guadagnato ciò che ha iniziato a guadagnare dopo i corsi fatti con me.

Non lo dico per vantarmi, anzi ho un’amica che mi da consigli su come diffondere il mio messaggio, lei mi rimprovera sempre dicendo che dovrei fare maggiore pubblicità a queste cose, pubblicando le lettere, i feedback ecc.

Alla mia amica: Qui dichiaro che sento sia giunto il momento di farlo e a breve dedicherò una sessione più strutturata in tal senso all’interno di questo blog! Quindi amica mia, stai serena…. Lo farò!

Ma torniamo a noi… non lo dico per vantarmi, lo faccio perché voglio promuovere questo modo di vivere, questo concetto del fare “pulizia”, del dedicare del tempo a verificare quanto le nostre reazioni, i nostri momenti di pigrizia, di “depressione” siano frutti di condizionamenti piuttosto che di fatti reali.

Nel momento in cui impariamo a gestire questi condizionamenti iniziamo ad esprimere il meglio di noi stessi e a quel punto, le cose accadono “malgrado noi stessi”, malgrado le condizioni ambientali, malgrado il nostro passato ecc.

Forse pensi che l’ambiente sia più forte della volontà e questo è dannatamente vero… fino ad un certo punto!

Ma da un certo punto in poi… l’ambiente viene forgiato dalla volontà e la storia dell’umanità lo ha dimostrato troppe volte.

Essere il meglio di sé dovrebbe essere l’obiettivo principale di ognuno di noi.

Io sono qui per promuovere questo!

E ti auguro di riuscire nella tua vita ad essere inarrestabile!

Antonio

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Ordine! Siamo nel caos...

il-caos-05-1000

il-caos-05-1000Questo post è dedicato a tutti gli ordinati di mente, a coloro che riescono a lasciare la loro postazione di lavoro senza alcun foglio sulla loro scrivania, a coloro che terminano la giornata di lavoro portando a termine tutti gli obiettivi…. Beati voi! :-D

Lo so, tu che stai leggendo non sai di cosa sto parlando e sinceramente non lo so nemmeno io.

Però ho conosciuto alcune persone che lasciavano l’ufficio più in ordine di quanto lo avessero trovato e sinceramente ho sempre pensato che lavorassero la metà di quanto lavorassi io…. ed in alcuni casi era proprio così!

Poi nella mia carriera ho notato che c’erano persone in grado di mettere ordine dove c’era il caos. Anche io lo facevo, ma ero molto meno efficace.

Così ho passato tempo ad osservare una persona in particolare, il mio Direttore Generale quando ero Responsabile del Training in Malesci.

Lui aveva una capacità unica di mettere ordine nel caos, era impressionate, sembrava sapesse sempre da dove iniziare.

Io lavoravo con lui, era il mio capo, cosa insolita perché di solito la formazione risponde al direttore HR, ma per me lavorare con lui era un bene, ho imparato tantissimo.

Un giorno approdai nel suo ufficio, era un momento di gran caos in azienda e nel suo ufficio.

Aveva bisogno di una mano per una faccenda, ed una mia opinione, infatti noi due discutevamo spesso e ci confrontavamo su molte sue scelte, mi diceva che gli davo sempre un sacco di belle idee, in realtà facevo solo le giuste domande ;-)

La scena è più o meno questa:

Arrivo fuori al suo ufficio con il mio passo più rilassato che mai, la sua segretaria (un mastino napoletano incredibile) mi guarda e mi dice: “Antonio in bocca al lupo! Oggi un diavolo per capello!! AHAHAHA!”

La guardo, sorrido (sorriso di rappresentanza…), mi giro verso il boss, la porta di vetro non era insonorizzata e lui aveva sentito tutto, mi guarda con il suo sguardo della serie “mi do un tono perché qui comando io!”, fa un cenno con la mano, stile contadino toscano (molto simpatico ai miei occhi!).

Entro, sorrido (preoccupato..) ed esclamo: “Mi devi fare il culo per qualcosa?” (NB: fare il culo in toscano significa richiamare!!!)

“No!” risponde..

“Allora ben trovato…” Mi siedo

“C’è qualcosa per cui dovrei farti il culo?” Chiede.

Lo guardo e con la mimica facciale ed alzando le spalle, dico: “boh”, poi sorrido furbamente.

“Il solito napoletano…!” Sa che queste parole mi fanno incazzare, ma non cedo!

“Come posso servirla dotto’?” So che queste parole lo irritano… e poi quando gli do del lei…

E così inizia un altro pomeriggio di lavoro, discussione e chiarimenti con una delle menti più brillanti che io abbia mai incontrato nella mia carriera.

Chi sapeva che quel giorno avrei imparato a mettere ordine la dove regna la confusione.

Mi mostra una lista scritta dalla segretaria con una serie di urgenze, una e-mail indiavolata di un suo “collega” competitor,  un insieme indistricabile di problemi legati al lancio di un nuovo farmaco vincolato ad un insieme caotico di mail, leggi, discussioni in atto ed un piano marketing che gli sembrava una barzelletta, infine un pacco di 200 pratiche dell’ufficio Marketing (ovviamente urgenti) da “revisionare”.

Così gli chiedo cosa pensa di fare, incuriosito da come avrebbe fatto a “smazzare” tutta quella roba.

E qui inizia la lezione!

“Inizio da dove mi sembra più giusto… a sensazione!”

“Cosa?” Sgrano gli occhi!

“Eh si, la confusione è movimento casuale, così rimane fin quando non si decide di bloccare qualcosa ed arrestare il caos iniziando da un punto!”

Ed io che passavo ore ad “analizzare” ed interrogarmi da dove iniziare, chiedendomi quale fosse il punto giusto, quale fosse l’effetto di un’azione piuttosto che un'altra…

Insomma il capo mi guarda, comprendendo il mio smarrimento e mi dice: “Antonio, quando regna la confusione l’unica cosa da non fare è rimanere lì a guardare confusi! Tanto la confusione è determinata da troppi fattori, tutti connessi tra di loro che si muovono senza senso. Basta fermarne uno e creare un punto di riferimento, poi la matassa si riordinerà. Se cerchi di capire da dove inizia la matassa, quella continua ad incasinarsi!”

Bocca aperta!

Tutte le lezioni sul time management ed il problem solving sistemico, la teoria dell’elemento critico, le procedure di selezione delle cose urgenti, prioritarie, importanti, tutto ciò (che bada bene non avevano mai funzionato…) buttato inesorabilmente al vento in 2 minuti.

Bocca aperta!

“La smetti di guardarmi così?!”

Avrò avuto la faccia da ebete in quel momento.

Strizzo gli occhi per mettere a fuoco. “Per favore spiegami meglio sono curioso!”

“Tu hai presente quando sei a caccia e ti si alza uno stormo di uccelli avanti agli occhi?” (Lui è un cacciatore)

“No! io faccio schifo anche ai video game con le pistole … Me lo fai un esempio meno macrabo?” Anche perché altrimenti avrebbe iniziato a raccontarmi di una delle sue epiche avventure…

“Hai presente quando devi fare 10 cose in contemporanea e tutte sono urgenti?”

Annuisco.

“Allora di fronte a tutta quella roba, provi confusione, la confusione è mancanza di presenza mentale dovuta al fatto che non sai da dove iniziare… Il segreto è che non c’è bisogno di saperlo! Scegli una cosa e falla, inizia da lì!

Quando avrai messo a posto quella cosa, ti farà da punto di riferimento per mettere a posto tutto il resto. Io inizio sempre dalla cosa che capisco meglio, se c’è confusione intorno a me inizio dal problema che mi  sembra più urgente o che meglio so risolvere!”

“E come fai a decidere che quello è il più urgente?” chiedo.

Lui ride: “Intanto dipende da chi c’è dietro al problema, se è il capo, è urgentissimo!!!”

Sorrido, ma continuo a rimanere concentrato perché questa teoria mi interessa…

“Poi vai un po’ a sensazione, tanto che importa, se stai lì a chiederti cosa è più o meno urgente perdi tempo, se invece agisci… Inizi a risolvere il primo punto!”

“Sinceramente a me sembra una teoria del contadino!” E’ solo un pensiero, non l’avrei mai pronunciato ad alta voce, ma lui sembra aver capito cosa ho pensato. (NB: Mio nonno era un contadino…)

“Oh Antonio, t’immagini a passare il tempo a fare i diagrammi di flusso sulle urgenze e le priorità con il fiato sul collo del capo o il mastino là fuori che mi entra ogni minuto in ufficio perché in presidenza voglio un documento?”

“Eh si, deve essere un casino!” Rispondo

“La verità è che se mai inizi, mai metti ordine. E’ come un puzzle, da dove inizi? Dal primo pezzo che ti sembra avere un senso, no?

Poi a mano a mano che vai avanti l’immagine diventa chiara ed hai altri punti di riferimento! Semplice!”

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Mmmmmh!

Questa del puzzle mi è piaciuta di più. Rifletto.

“A proposito di confusione, parliamo un attimo di …”

La giornata continua in quell’ufficio, fino a quando tutti vanno via e poi la sera gelida ci ricorda che bisogna tornare a casa.

A me quelle chiacchierate con lui piacevano molto, alle volte mi sembravano perdite di tempo, alle volte iniziavano male e finivano peggio, però ho sempre imparato molto e alle volte non ho dato credito alle cose che sentivo.

Però questo è l’unico metodo che oggi utilizzo per mettere a posto la confusione, inizio da un punto qualsiasi e lo faccio diventare il punto di riferimento del puzzle, poi a mano a mano che le cose diventano chiare…

Anche qui sembra esserci una sola cosa importante, agire!

Antonio

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Paperino o i sogni?

paperino

paperino“Devi capire che io ho delle responsabilità nei confronti della mia famiglia che mi impediscono di andare avanti in questo tipo di attività…” Gli occhi erano sgranati e le pupille strette, la bocca aperta come fanno i bambini , l’espressione inebetita come se avesse ripetuto quelle parole a memoria e stesse ancora riflettendo su ciò che aveva appena detto.

Questa persona stava cercando di spiegarmi quale fosse il motivo razionale per cui non poteva andare avanti e cogliere quella che forse era la più grande opportunità della sua vita.

“Ma io sono d’accordo con te, credo che tu debba farlo proprio per senso di responsabilità nei confronti di chi ti ama! Perché chi ti ama, non chi ti possiede, chi ti ama… vuole che tu corra dietro i tuoi sogni, li raggiungi, ti godi la vita e dai al mondo intero il meglio di te!”

“I  miei sogni? I miei sogni? Vuoi sapere qual è il mio più grande sogno? Fare ………!” (Scusate le omissioni, ma lo faccio per una questione di privacy e rispetto della persona con cui ho avuto questo colloquio ultimamente…)

“Allora fallo!” rispondo.

“È impossibile, tu non capisci … in quell’ambiente c’è da scendere a compromessi assurdi ed io non voglio essere quel tipo di persona!”

“E chi lo dice che devi diventare quel tipo di persona?” domando.

“Lo dico  io, io conosco quell’ambiente…” Chiusura totale, non nei miei riguardi, nei riguardi del suo sogno…

Vorrei dire che per la prima volta in vita mia ho ascoltato queste parole, ma ovviamente mentirei.

In qualità di amico, venditore, coach e trainer mi sono sentito dire cose come queste migliaia di volte.

Alle volte ho sentito dire queste cose anche riferite a me e ai miei sogni, aspettative, progetti, ecc. Ovviamente non ho mai dato credito a questo cumulo di stronzate! Scusate la volgarità, ma non riesco a trovare un aggettivo più adeguato a queste affermazioni.

Vorrei avere l’opportunità di parlare con la persona citata sopra per condividere la mia opinione su questo argomento, quella sera non avevo voglia, ne mi sembrava che questa persona fosse pronta ad ascoltarmi, vedevo altresì chiusura e rigidità su quella posizione.

Però ho ripensato a quella persona ed alcune situazioni che abbiamo vissuto insieme. Infatti abbiamo avuto l’opportunità di incontrarci in una serie di attività e di incontrare amici o amiche mie che sarebbero potute essere dei mentori, agganci o contatti nell’ambiente oggetto del suo sogno.

No così sono troppo vago…

Facciamo finta che questo mio amico mi avesse confidato che voleva diventare un attore.

Nelle giornate che abbiamo passato insieme io gli ho presentato o comunque abbiamo avuto modo di incontrare, almeno 4 persone, alcuni anche abbastanza facoltose, del mondo dello “spettacolo, del teatro, della tv, ecc”.

Capisci dov’è la mia perplessità?

Non l’ho mai visto questa persona avere uno slancio verso di loro o chiedere come poter diventare un attore o semplicemente parlare di questa sua aspirazione … mi segui?

Io non riesco a non pensare che se io e questa persona ci siamo incontrati, un senso ci deve essere, per entrambi ovviamente, ma non riesco a trovarlo.

Quello a cui continuo a pensare è quella frase, quel sogno infranto prima ancora di essere enunciato.

Attenzione non sto parlando di un cinquantenne (ma il mio atteggiamento sarebbe lo stesso, conosco gente che a 50 anni si mette in gioco e impara a fare cose nuove per realizzarsi), la persona di cui parlo è un giovanissimo, pieno di potenziale e di capacità, tutte già pronte per essere buttate nel cesso!

Questa roba mi fa indiavolare. Io non ci credo! Alle volte vorrei scoprire chi è che mette tutte queste stronzate nella testa delle persone per prenderlo fisicamente a calci nel culo!

Scusate il tono aggressivo che sto usando, ma questo è ciò che provo, sinceramente.

L’uomo sta vivendo la fase migliore della sua storia, è l’era migliore che abbiamo mai vissuto, viviamo circondati da una tecnologia incredibile.

Mentre scrivo sono in treno, dove da poco ho visto via skype la mia famiglia, tra meno di 2 ore sarò a casa grazie alla velocità con cui sto viaggiando(297km/h evviva il treno!). Ed intanto ho l’opportunità di scrivere questo post ed inviarlo a migliaia di persone.

Oggi viviamo in un epoca di democrazia, certo il momento è quello che è, ma non esistono più i problemi legati alla razza, al sesso o alla provenienza sociale.

L’America, il paese che ebbe i peggiori problemi di razzismo al mondo dopo il Sud-Africa oggi ha un presidente di colore.

Le guerre sembrano agli occhi di tutti un modo vecchio e stupido di affrontare i problemi, viviamo nella maggior parte dei casi in pace e democrazia, liberi di esprimerci e senza alcuna mancanza dei bisogni, almeno i primari.

Possiamo amare liberamente, non aggiungo altro su questo tema.

Ieri il Papa ha scritto su Twitter… il Papa!!!!!!!!!

Il capo dell’istituzione più rigida e conservatrice al mondo, ha capito che Twitter è un ottimo strumento di comunicazione di massa e lo usa! (Hey Papa, sei un grande!)

E sto ragazzino ha abbandonato i suoi sogni per cosa? Magari tu conosci qualcuno che ha fatto la stessa cosa, vero?

Io non lo capisco, di cosa stiamo parlando!

Il problema è che malgrado viviamo nella migliore era che l’umanità abbia mai vissuto, ci manca  ancora una tecnologia essenziale. La tecnologia di cui parlo è la capacità di gestire la nostra mente.

Noi non siamo la nostra mente, siamo delle entità spirituali che usano un corpo fisico, in cui c’è un computer, chiamato cervello, bellissimo e molto avanzato, ma che fa spesso del casino.

Abbiamo due tipi di menti, una reattiva ed un'altra creativa (… ci sono teorie che suddividono la mente a seconda dei distretti anatomici del cervello, esiste al teoria dei 5 cervelli, ecc. Io sto parlando della mente e semplifico vergognosamente, ma questa semplificazioni è utile al fine di questo post, ok?).

Personalmente chiamo queste due parti “Paperino” ed il “Genio della lampada” viste le diverse capacità cognitive e creative, ma ne parlerò in un post dedicato.

“Paperino” è la mente reattiva, frutto di una serie di condizionamenti. Tali condizionamenti sono l’insieme di una distorta interpretazione di avvenimenti della nostra esperienza sommati ai condizionamenti culturali che abbiamo ricevuto.

C’è un problema: il problema è che Paperino non ha percezione di essere limitato, in quanto limitato non si rende conto dei esserlo.

Così dentro di noi ascoltiamo delle voci dirci cosa è possibile e cosa no, questa voce è la voce di “Paperino”.

Ok… forse la cosa ti fa un po’ sorridere, ed io uso queste immagini per ridicolizzare le nostre voci interne e per una questione di consapevolezza e di memorizzazione, ma ciò di cui parlo ha solide evidenze scientifiche (sto facendo il fico?), quindi seguimi attentamente.

È probabile, che mentre leggi ti sei chiesto se tu hai questa voce interiore che io chiamo “Paperino”… vero?

Bene! Quel pensiero che hai fatto è la vocina di “Paperino” in azione!

Quella voce che ascolti dentro di te, il tuo pensiero “linguistico”, il tuo dialogo interiore rappresenta la mente reattiva, frutto di una serie di condizionamenti ed automatismi mentali…

Hey basta, approfondirò questo tema più avanti se ti piace (se sei interessato segnalamelo per favore), per ora continuiamo a parlare del mio amico!

Sono triste e mi sento un po’ in colpa!

Non sono riuscito a dire a quella giovane persona ciò che penso. Così ho deciso di scriverlo qui nella speranza che prima o poi egli possa leggere e magari trovare spunto da queste parole.

Ipotizzo anche che queste parole siano utili per te che stai leggendo, magari hai una storia simile alla persona di cui parlo.

Ciò che avrei voluto dire a quella persona è:

Io credo che tu sia una persona fantastica.

Io credo che tu sia un’anima fantastica, venuta in questo mondo per poter glorificare il tuo splendore. Sei venuta qui per sperimentare fisicamente la tua grandezza e servire gli altri con i doni che Dio ti ha dato.

Quando non ascolti quelle cose che ti dici, quando sei te stesso al 100% ed esprimi ciò che senti nel tuo profondo di voler esprimere, tutto ti riesce facilmente e tu sei felice. Diversamente no!

Capisco che il tuo problema più grande è ricevere accettazione da parte dei tuoi familiari, da parte del tuo partner e degli amici intorno a te. La paura più grande della maggior parte delle persone è essere rifiutati, o ricevere una pubblica umiliazione, tutto ciò è umano.

Eppure tra qualche anno ti troverai a fare i conti con il tuo spirito, la tua anima, che non ha intenzione di non dare il meglio di sé. Tu sei venuto qui per poter esprimere il meglio di te, ed hai due opzioni:

1)      Ti impegni a raggiungere il tuo sogno, obiettivo o meta. Così potrai scoprire qual è il tuo prossimo step, cosa ti aspetta nel futuro, quale altro sogno vuoi raggiungere.

2)      Non lo fai. E passerai il resto della tua vita a soffrire per questa scelta. Si perché nulla ti soddisferà mai abbastanza, nulla sarà mai il meglio per te se non quello in cui la tua essenza aspira.

La verità è che la vita è troppo incerta per sapere se il tuo partner rimarrà sempre con te, invece per quanto riguarda la tua famiglia, stai sicuro che moriranno, come tutti e prima o poi te ne separerai.

Tu invecchierai, la tua giovinezza sfiorirà, le tue forze diminuiranno, i tuoi impegni aumenteranno, un giorno ti guarderai allo specchio e ti chiederai se hai fatto la scelta giusta e da questo dipenderà molto la tua soddisfazione!

L’unica persona da cui non potrai mai separarti sei te stesso e come prima cosa dovresti fare di tutto per accontentare te!

Quindi smettila di dire sciocchezze e non ti curare degli altri. Chi ti ama, vuole che tu faccia tutto quello che desiderai il tuo cuore, se così non è fatti un paio di domande sulle persone che hai intorno a te.

Vai avanti per la tua strada e fai quello che desideri ardentemente, costi quel che costi, quello che vuoi è il minimo che ti meriti per rendere la tua vita una storia da raccontare.

So una sola cosa, quando moriremo o quando staremo per morire, avremo l’occasione di fare un fare un’analisi a posteriori della vita. In quel momento ci saranno due tipi di persone:

  • Le prime diranno: “oh mio Dio, non farmi morire, ho mille rimpianti, sono troppe le cose che non ho fatto, per favore dammi un’altra opportunità!”
  • Le seconde diranno: “oh mio Dio, grazie, mi sono divertito! Grazie di avermi donato questa vita è stato un bel giro di giostra!!! Grazie davvero!”

Tu quale dei due vuoi essere?

Sii inarrestabile,

Antonio

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La speranza è l'ultima a morire, purtroppo!

Speranza

Scrivo questo post per commemorare la morte di un mio caro amico. Eravamo giovanissimi quando lui è morto, schiacciato dalla prepotenza della realtà che veniva troppo spesso ingannata in nome della vana speranza! La speranza, fosse morta prima lei questo mio amico, forse oggi sarebbe ancora qui con me, ma poi non è che lo rimpianga più di tanto, anche se mi stava simpatico.

Il titolo di questo post può sembrare un po’ strano ai più, ma continua a leggere e capirai fino in fondo di cosa parlo.

Ero ragazzo, poco più che diciottenne, con un adolescenza di merda alle spalle e tante bellissime speranze ed illusioni per il futuro.

Speravo di trovare la mia strada e che le cose nella mia vita familiare sarebbero andate meglio. Vengo da una buona famiglia, persone oneste, non erano male e la nostra vita non era male… non era bellissima, ma non era malaccio. Insomma una famiglia come tante, con un sacco di preoccupazioni, speranze e piccoli problemi domestici, molti delle quali dovuti a me, che ero la pecora nera, ovviamente!

Comunque per dire il vero c’erano dei momenti che girava proprio male… però come si dice, la speranza… è l’ultima a…

Una sera, dopo aver passato tutto il giorno all’università, correndo dietro alle ragazze, non certo a studiare… tornai a casa e scoprii qualcosa che avrebbe cambiato la mia vita e quella di tutta la mia famiglia per sempre, una persona a me cara come nessun altra nella mia vita era gravemente ammalata.

Non parlerò di questa storia!

Quello che voglio raccontare è che in quel preciso momento iniziò la morte del mio amico.

In realtà non morì subito, ma le scelte che fece lo portarono a morire. Lui era alto come me ed aveva una gran voglia di cazzeggiare. Non provava responsabilità alcuna per niente, nemmeno per la sua vita perché tutto gli era dovuto e lui sperava sempre di cavarsela.

Se la cavava davvero molto bene, era smart, furbo, intelligente e brillante con le ragazze, era un tipo pieno di belle speranze per il futuro. Quando ci siamo separati, lui ha continuato a cazzeggiare all’università, trovando poi un modo per laurearsi mentre vedeva le cose peggiorare intorno a sé.

Lavorava presso i locali nella zona di Napoli, e beveva, così per divertirsi. Quando si è laureato, ha trovato un impiego presso una farmacia, la mamma era felicissima di avere il figlio chiamato Dottore, con il camice bianco e la spilla; lui intanto continuava il suo lavoro notturno presso locali e discoteche, sempre circondato di ragazzine e con il calice in mano.

Ancora più felice fu tutta la famiglia, quando sposò la ragazza della porta a fianco, una bellissima ragazzina piena di ricci biondi , di ottima famiglia, con cui si era fidanzato al liceo.

Lei sopportava tutte le sue scappatelle e la doppia vita, in cambio lo manipolava proprio bene, addomesticandolo come un bell’orso da circo.

Lui sperava che un giorno quel rapporto sarebbe migliorato, sempre bugie, sempre falsità tra di loro e l’amore se l’era già dimenticato… Lei sperava che lui smettesse di andare con le altre donne, che iniziasse a comportarsi da marito e compagno sincero ed affettuoso…  Alle volte litigavano e lui minacciava di andare via, ma poi tornava sempre a casa con la coda tra le gambe, lei era così bella e di buona famiglia che… sai come vanno queste cose no?

Insomma questo amico mio un giorno tornò a casa e trovò la mogliettina con il suo migliore amico, no credo stessero parlando…

Per evitare scompiglio in paese, la lasciò senza dire perché, insieme alle due figlie, per poi darle metà del suo stipendio oltre la casa.

Si trasferì a Pozzuoli, in un monolocale isolato con una bella vista mare (era il suo sogno, diceva!), dove ha vissuto ancora qualche anno, alternando un paio di storie d’amore, tra un bicchiere e l’altro.

Morì in situazioni poco chiare, la famiglia intervenne perché non si sapesse come… morto giovane, grasso, solo e pieno di speranze per il futuro.

Beh forse non sarebbe andata a finire così, magari l’ho buttata giù un po’ dura, ma alle volte penso che se non avessi perso la speranza, oggi avrei fatto quella fine lì.

Si perché parlavo proprio di me, o meglio di un me alter ego se non avessi fatto le scelte che ho fatto.

Beh se non mi conosci da molto tempo non lo sai, ma verso i 18 anni io ero veramente uno stronzo, arrogante, pieno di me e molto superficiale, ma avevo una cosa bellissima a cui non avrei mai rinunciato, la Speranza.

Però quella sera, quando tornai a casa e seppi della malattia che colpì una persona così importante per me, la mia speranza morì.  Non morì proprio subito, non fu un addio veloce, mi lasciò lentamente, giorno dopo giorno, agonizzò per lungo tempo. Ricordo una sera che mio padre mi guardò dritto negli occhi e mi disse: “Hai capito o no che la nostra vita è cambiata, ora andrà sempre peggio!”

Ricordo anche che pensai che mio padre fosse uno stronzo ed uno sfigato a dire queste cose. Io pensavo positivo e sapevo che le cose sarebbero migliorate… o forse no?

Ed infatti non sono mai migliorate le cose, è andata sempre peggio. Così un giorno, quando la speranza è morta del tutto, io ho incominciato a cambiare modo di pensare e questo mi ha salvato.

Ricordo ancora che mi svegliai all’alba, mentre tutti dormivano, ero stanchissimo ma agitato, le cose andavano male, sia per la malattia di mia madre, che finanziariamente, che dal punto di vista delle relazioni, insomma una schifezza unica.

Così pensai che mio padre aveva ragione, le cose non si sarebbero aggiustate, non lo avrebbero fatto da sole e quello fu il momento in cui abbandonai ogni “speranza” e decisi di darmi da fare.

Da lì in poi ho iniziato a darmi una mossa per laurearmi, trovare un lavoro e in quel periodo iniziai a fare qualcosa che non ero abituato a fare. Pensavo a come sarei voluto essere da lì ai successivi 10 anni, lessi anche dei libri di sviluppo personale e mi dedicai alla mia crescita personale.

Per un periodo ho anche studiato il vangelo, libro molto interessante, e devo dire che se le parole fiducia, fede e volontà si trovano molto spesso, non ho mai letto di sperare che le cose sarebbero andate meglio.

Iniziai a sognare un futuro migliore per me. In quel periodo pensai a come volevo realizzare la mia vita, che tipo di lavoro avrei voluto fare, che tipo di moglie avrei voluto e il tipo di famiglia avrei voluto costruire.

Pensai a come sarei stato io a 40 anni, e mi vedevo veramente lontano da quell’immagine. Però sapevo che non avevo speranza di poter riuscire in quei miei sogni se non mi fossi dato una mossa.

La speranza era morta, i sogni sono iniziati.

Così la mia vita è cambiata. Il giorno stesso in cui ho perso quella speranza che le cose si aggiustassero, che le cose potessero aggiustarsi da sole o per volontà di qualcun altro, in quel preciso momento ho iniziato ad immaginare ciò che avrei voluto nella mia vita e mi sono adoperato per ottenere tutto ciò che avevo nella mente.

Forse ora le cose iniziano ad avere un po’ più senso per te che stai leggendo, ma voglio spiegare ancora meglio questo pensiero.

La speranza è un atto passivo, in cui le persone attendono che le cose si aggiustino, senza adoperarsi.

Ho sentito una mia amica ultimamente, a cui voglio molto bene, che lavora presso l’azienda dove lavoravo io prima. Mi ha detto che le cose al lavoro non vanno benissimo, il lavoro le piace, ma spera che migliori; quando le ho chiesto in che modo dovevano migliorare, mi ha risposto che spera in una migliore organizzazione, un miglior clima in ufficio e più soldi.

Io ho vissuto in quell’azienda per tanti anni, la verità è che invecchiando le persone in ufficio il clima aziendale peggiorerà, l’organizzazione sarà sempre più difficile da mantenere perché le persone lavoreranno con sempre meno impegno e non ci saranno grandi aumenti di stipendio, sono previsti tagli, inoltre anche se lo stipendio aumenterà del 3% annuo (che sarebbe manna dal cielo) l’inflazione reale è molto più alta, senza parlare dell’aumento delle tasse… insomma non parliamo di guadagnare più soldi nel ruolo di dipendente.

C’è stato un tempo in cui anche io volevo che le cose migliorassero in azienda e poiché non sono uno che spera, mi sono sempre adoperato per migliorare le cose intorno a me, ma il ritorno dell’investimento è stato sempre minimo. Fino a quando non ho capito che con meno impegno potevo migliorare le cose intorno a me… cambiando posizione da dipendente ad imprenditore… così mi sono impegnato a creare il presupposto per vivere i miei sogni… ma questa è un’altra storia.

Le speranze non danno la possibilità di migliorare

Quando una persona spera che le cose vadano meglio, sta riflettendo solo su ciò che non vuole, quindi concentra la propria attenzione su ciò che non vuole dalla vita e poi pensa: “vorrei che andasse meglio di così”.

Ora tutto ciò per il nostro cervello non ha senso, chi partecipa ai miei corsi sa che il cervello vuole istruzioni precise al riguardo. Se non ci sono mete precise da raggiugere non le raggiugerai, se non puoi immaginare un quadro completo di come vorresti che le cose fossero, se non c’è qualcosa da poter vedere, toccare, sentire, annusare non potrai mai raggiungere un bel niente. Quello che ti rimarrà sarà solo il sapore della mancanza di compimento.

Immagina di entrare in un taxi e chiedere all’autista: “mi porti via da qui!” . Puoi anche farlo, se l’autista è sveglio ti chiederà quanto hai in tasca e ti porterà a zonzo per la città, senza mai raggiungere la meta che “speri” di raggiungere.

Il morale della favola è che la speranza non ti aiuterà ad andare da nessuna parte, perché è solo un appiglio del cervello razionale alla tristezza dello stato attuale. È un modo per non pensare, per distrarsi.

I sogni sono l’espressione mentale dell’inconscio e della creatività

Quando sogni usi la creatività, immagini una scena, provi delle sensazioni e questo per il tuo cervello inconscio ha un senso, questo è il genio dentro di te che si esprime e che genera idee.

Rifletti sul fatto che tutto ciò che l’uomo ha creato l’ha prima dovuto immaginare, sognare, vedere nella propria mente.

Quindi sognare è un atto creativo che genera un’emozione e delle azioni concrete per il raggiungimento di quel traguardo prefissato.

I sogni ispirano le azioni

Questo è un ultimo punto importante, ogni volta che sogni, immagini quello che desideri, stai creando l’ispirazione dentro di te ad andare avanti, a muoverti, ad agire e l’azione è parente stretta dei risultati. Quindi se vuoi dei risultati diversi devi agire, non certo sperare. E l’azione è figlia dell’immaginazione e dei propri sogni, non certo della speranza passiva che le cose si aggiustino.

Le cose non miglioreranno fino a quando le persone continueranno a sperare. Non è mai arrivato nessun Messia a sconfiggere i nemici, mai nessun principe azzurro è arrivato al cospetto di giovani principesse che speravano una vita da sogno e le torri sono piene di scheletri di vecchie zitelle morte attendendo qualcuno che le salvasse.

Questa è la realtà dei fatti. Le tasse non saranno abolite, non arriverà nessun politico a salvare l’Italia o gli operai. Il mondo non tornerà indietro all’epoca della ricchezza per tutti.

Ci sono persone che pensano che io usi il pensiero positivo, me lo scrivono anche nei feedback durante i corsi. Quello che non capiscono è che io non sono un ottimista, forse sono il peggior pessimista che conosco, so che se voglio che la mia vita sia una favola devo impegnarmi a renderla tale. Creo i miei sogni e m’impegno per volgerli in realtà, con determinazione e fermezza, alle volte cado, ma non mi fermo, sono inarrestabile ed irremovibile rispetto ai miei obiettivi e la speranza … quella è morta troppi anni fa… e condoglianze!

L’uomo e la donna hanno la capacità di agire e di cambiare le cose in modo attivo, questo è il dono che Dio ha voluto farci, la libertà di agire per migliorare il nostro stato, la speranza è solo una cattiva illusione. La speranza è la nemica della vita.

In sostanza il mio messaggio di oggi è: Vuoi una vita migliore per te? Muovi il culo e vai a prenderla!

Sii inarrestabile!

Antonio

 

PS (dimenticavo): Se ti è piaciuto “La speranza è l'ultima a morire, purtroppo!“, spero tu possa lasciare un commento qui in basso, in realtà spero anche che tu possa condividere questo post con tutte le persone di tua conoscenza, nella speranza che tutto ciò possa essere utile

Parola! Il codice d'onore...

presentazione_onore

Oggi voglio parlarvi di uno strumento che mi ha cambiato fortemente la vita. Questo strumento si chiama codice d’onore, non è una cosa nuova, anzi, penso sia vecchia quanto la vita sulla terra.

La prima volta che ho sentito parlare di un codice d’onore avevo circa 15 anni, ero in una palestra di arti marziali e sentii parlare dell’importanza di un codice in un’organizzazione.

All’ora pensavo fosse un bel parlare, ma per me rappresentavano un cumulo di str……

Il nostro maestro di Kung Fu ci spiegò che per creare un team produttivo e forte dovevamo attenerci a delle regole, che aveva addirittura scritto e affisso nella palestra. Ricordo che diede una copia ad ognuno di noi e ce le fece leggere ad alta voce, mano sul petto, come fossimo dei guerrieri di una strana setta.

Era tutto così strano e ridicolo.

C’erano scritte cose del tipo:

  • Supporta il tuo compagno
  • Sii leale e rispettoso di ognuno
  • Sfida te e gli altri a migliorare i punti di debolezza
  • Mai infierire sul più debole

Io non ero un ragazzino molto pacato e rispettoso delle regole, da quel momento iniziai a comportarmi in palestra in modo completamente opposto. Facevo il gradasso, infierivo sui più deboli, fin quando un giorno uno più grosso di me…

Lo ricordo ancora…

Ricordo che tornando a casa, dolorante, pensai a quel codice d’onore e a quanto non averlo seguito fu più doloroso per me che per gli altri allievi della palestra.

Dopo qualche giornata di palestra, isolato dal team e dopo l’ennesima lavata di capo del maestro, chiesi scusa a tutti ed iniziai a rigare dritto!

Così le cose cambiarono e da allora in poi ho sempre mantenuto fede (non proprio subito, ma nel tempo ho consolidato un atteggiamento ferreo) ad un codice di comportamento, un codice d’onore personale che mi ha guidato negli anni.

Anche nel rapporto con mia moglie e la mia famiglia vige un severissimo codice di comportamento; si tratta di poche regole, ma chiare e condivise, che tutti rispettano e ci aiutano ad essere uniti.

A novembre sono stato ad un corso con Blair Singer ed in quel contesto è rispuntata l’importanza di creare un codice d’onore in azienda. Durante quel corso sono state fatte molte riflessioni sul codice d’onore, alcune di esse mi hanno lasciato perplesso, altre mi hanno colpito molto positivamente.

Non era la prima volta che si parlava di Codice d’Onore, ma questa volta dentro di me qualcosa si è smosso ed è continuato a riaffiorarmi nelle mente. In particolare ho avuto modo di parlare e riflettere sull’importanza di un codice d’onore nei giorni successivi al corso in una serie di miei seminari.

In uno di questi seminari che ho svolto per 150 venditori e i loro supervisori di una filiale europea di una multinazionale americana, questo tema ha sollevato non poche questioni. Si perché in entrambi i casi il concetto di un codice d’onore dava una strana reazione allergica ai miei interlocutori. Le domande più ricorrenti erano:

“Ma se poi uno decide di cambiare una regola?”

“Ma se poi una persona non segue quel codice?”

“Ma se io non seguo le regole dell’azienda per il bene di un mio venditore, va bene, no?”

Insomma un codice d’onore è il codice d’onore… che domande sono?

A quel punto ho portato l’esempio di me e mia moglie e di come da anni rimaniamo fedeli al nostro codice e questo evita dubbi sulla nostra integrità, ci fa vivere serenamente anche se non ci vediamo per molti giorni, ecc.

Allora una manager mi chiede: “E tu non hai mai dubitato di queste regole, le hai sempre seguite e sei sicuro che tua moglie ha fatto lo stesso?”

Alla mia risposta positiva, indovina? La loro reazione è stata una risata!

Così li ho guardati ridere, li ho ascoltati fare battutine varie e mi sono seduto sulla sedia alle mie spalle. Li ho guardati tutti negli occhi, uomini e donne ed ho detto:

“So qualcosa su di voi! I vostri uomini non si fidano di voi, non solo, molti di loro non vi ascoltano e non vi ritengono all’altezza di essere i loro capi… siete perennemente in difficoltà con loro e con i vostri capi, a cui nascondete la verità e coprite spesso gli errori dei vostri venditori, dovuti tra l’altro alla vostra gestione!”

Sto un attimo zitto, guardando i loro sguardi abbassarsi e i loro sorrisi cambiare in smorfie.

E li incalzo: “Vero? Ho ragione? Se non siete una base sicura per i vostri uomini, per i vostri venditori, non lo sarete nemmeno per la vostra famiglia ed, ancora più grave, non lo sarete nemmeno per voi!

Qui non si tratta di essere ligi a delle regole sociali, qui si tratta di essere credibili agli occhi vostri e agli occhi degli altri, si tratta di fiducia, di onore e di serietà. Le persone rispondono in maniera istintiva a questi tipi di comportamenti. Se voi non seguite delle regole per mera convenienza cosa faranno i vostri con le vostre regole e soprattutto che fiducia avranno nella vostra parola?”

Silenzio… lungo silenzio!

La cosa ancora più interessante è stata far lavorare i venditori nei giorni successivi sull’importanza di un codice e le considerazioni che ne sono emerse hanno lasciato di stucco i loro capi.

Beh, in quei giorni ho visto dei giovani supervisori trasformare le proprie considerazioni sull’importanza delle regole e di un codice d’onore e soprattutto li ho visto trasformarsi in Leader.

Così ieri sera, mentre ero a telefono con una mia amica che vive a Londra, ne abbiamo parlato ed ecco che oggi pubblico questo articolo sul codice d’onore.

Ma voglio fare qualche considerazione che ho fatto con un Manager di quell’azienda al mio ritorno a casa.

Oggi assistiamo ad una grande crisi, una crisi che ovviamente non è solo economica e non è soltanto una crisi di valori. Oggi viviamo una crisi della fiducia.

Il sistema economico globale è crollato sotto il suo peso e quello che abbiamo scoperto è che qualcuno ha tradito il codice d’onore e la fiducia dei risparmiatori e degli investitori.

La politica ha perso ogni interesse da parte dell’interlocutore pubblico, compromettendo di fatto la democrazia stessa; a mio modo di vedere non c’è democrazia se il popolo si disinteressa alla politica per mancanza di fiducia o per qualsiasi altro motivo.

Le generazioni di giovanissimi non hanno alcuna fiducia nel futuro, perché le generazioni precedenti non hanno mantenuto fede a quel codice d’onore di lealtà nei confronti di chi viene dopo, nei confronti dei figli e dei nipoti, spostando in avanti problemi strutturali ed economici di un paese oramai non sostenibile.

Gli imprenditori hanno perso la fiducia in un paese in cui le tasse sembrano essere anticostituzionali, se l’Italia è ancora una repubblica basata sul lavoro, il lavoro andrebbe sostenuto, non punito.

Cos’è un codice d’onore, è un sistema di regole, un codice di comportamenti a cui attenersi in maniera ferrea.

Quando? Sempre! Va considerato che torna molto utile quando ci sono dei momenti di forte emotività, quando l’intelletto lascia spazio ad emozioni come la paura uno sa che deve seguire quelle regole, quel codice d’onore.

È facile? Alle volte no! Ma nella maggior parte dei casi è meno difficile di quel che si può credere.

La domanda che pongo è: Che tipo di benefici può dare avere un codice d’onore ben definito, un sistema di regole a cui attenersi con fermezza?

La risposta è dentro ognuno di noi, soprattutto se guardiamo allo sfacelo che, non avere e seguire un codice d’onore ha comportato tutto intorno a noi!

Antonio